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BDI 244 |
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Wachs, Eymieu, Steane, Jongen, Bonnet, Chiesa, Barber, Militello |
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Angelus, Meditazioni per organo (Organo Mascioni p. 1126,
Santuario Santa Casa di Loreto) |
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Sergio Militello, organo |
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71' 14'' |
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DDD |
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(1 CD) |
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track |
compositore e titolo |
durata |
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1 |
0' 39'' |
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2 |
Etienne-Victor Paul Wachs
(1851-1915) - Angelus |
3' 20'' |
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3 |
Albert Renaud (1855-1924) - Angelus op. 101 n. 2 |
4' 0'' |
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4 |
Henry Eymieu (1860-1931) - L'Angelus op. 140 |
3' 38'' |
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5 |
Bruce Steane (1866-1938) - Angelus
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3' 33'' |
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6 |
Joseph Jongen (1873-1953) - Angelus |
4' 27'' |
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7 |
Joseph Bonnet (1884-1944) - Angelus du soir op. 10 n. 10 |
9' 25'' |
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8 |
Cesare Chiesa (1885-1965) - Angelus da: Sei pezzi da Concerto per
Organo |
7' 20'' |
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9 |
Samuel Barber (1910-1981) - Adagio for Strings op. 11 |
8' 30'' |
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10 |
Sergio Militello - Improvvisazione:
La campana del'Angelus |
8' 0'' |
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11 |
Sergio Militello - Improvvisazione: Ave Maris Stella |
9' 58'' |
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12 |
Sergio Militello - Improvvisazione: Improvvisazione a Loreto
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8' 20'' |
La preghiera dell’Angelus
traccia un lungo solco nella storia della devozione mariana. I più accreditati
studi mariologici segnano la nascita di questa particolare preghiera nel corso
del XIII secolo, quando più manifesti si facevano i segni delle emergenti
cattedrali gotiche e più acute si facevano le riflessioni teologiche sulle orme
della Teologia Scolastica. L’Angelus era, inizialmente, la preghiera della sera
quasi a collocare al tramonto la visita a Maria con l’annunzio del mistero di
una maternità avvolta da una grazia unica e speciale. I cenni storici sono
numerosi quanto le attribuzioni dell’origine di questa pratica fondata
inizialmente su una preghiera semplice. Alcuni assegnano alla Germania il germe
fondativo di questa preghiera, altri guardano a Gregorio IX e a San Bonaventura
che in un suo documento capitolare invitava i fedeli al saluto a Maria “al
suono della campana di compieta”. In altre esperienze comunitarie si
prescriveva il momento di raccoglimento in preghiera alla sera, quando la
campana “ad instar tintinnabuli” (cioè con il tocco più dolce possibile)
invitava alla recita dell’Ave Maria. La campana è il segno al quale prestare
attenzione nell’evoluzione in termini musicali di questa orazione la quale, nel
corso dei secoli, prese la forma ormai nota con la recita distribuita alle sei
del mattino, allo scoccare del mezzogiorno e alle sei di sera. La campana
dell’Angelus è il segnale dell’inizio del “cultus marialis”, dove secondo la
tradizione, il fedele affidava alla Vergine non solo i momenti caratteristici
della giornata ma anche lo scorrere della vita dove il mattino simboleggiava la
giovinezza, il mezzogiorno la maturità operosa e produttiva e la sera l’età del
tramonto esistenziale. Tale spirito di riflessione associato ad un suono
tintinnante, dolce e malinconico, suscitò più di una ispirazione per creare strumentalmente
un’atmosfera intrisa di “sentimentalismo orante” soprattutto nella schiera
degli organisti che dal tardo ‘800 in poi si accostarono non tanto al testo
dell’Angelus quanto all’evocazione
poetica di un momento particolare che pittoricamente (come il celebre olio su
tela de L’Angelus del francese Jean-François Millet dipinto negli anni
1857-59 sulla base dei suoi ricordi d’infanzia in Normandia) poteva essere
rappresentato da un tramonto, da un campanile, dal suono lontano di un rintocco
e dal brusio di un’Ave appena sussurrata. Gli esecutori alla consolle potevano
essere favoriti dalla grande evoluzione tecnica degli strumenti che
consentivano suoni di stampo orchestrale, presupponevano, in campo liturgico,
notevoli possibilità di lavorare su pagine meditative che si rifacevano alla
più larga tradizione romantica i cui connotati, trasportati in ambito
ecclesiale, si traducevano in preghiere musicali di carattere spesso
intimistico e crepuscolare. Gli organisti italiani appartenenti al Movimento
Ceciliano, produssero centinaia di queste pagine, almeno fino a tutta la metà
del ‘900, guardando ad esecutori di medio calibro ma spesso seduti sulla panca
di strumenti dalle notevoli possibilità
coloristiche. Tra questi si stacca Cesare
Chiesa che poteva sperimentare sul Grand’Organo Balbiani di Santa Maria dei
Miracoli presso S.Celso in Milano gli effetti del suo “Angelus” tratto da una
raccolta di brani destinati al concertismo e non alla ordinaria pratica
liturgica. Gli organisti francesi mostrano la loro versatilità attraverso
pagine dalla delicata vena musicale. Paul
Wachs (allievo di Francois Benoist), gioca il suo brano mariano sul basso
ostinato che egli indica espressamente come “carillon”, lasciando al canto una
gioiosa movenza che ben doveva risultare sull’organo parigino della chiesa di
Saint-Merri dove il brillante organista, uscito dal conservatorio della città
natale, prese il posto del padre, Frédéric Wachs (1825-1899) a suo tempo
stimato maestro di cappella di quella chiesa. Gli fa eco Albert Renaud, titolare del Cavaillé-Coll di Saint-Germain-en-Laye,
con una pagina semplicissima dove appare il richiamo della tradizionale campana
dell’Angelus soprattutto nella seconda parte del brano, scritta in mi maggiore e dove un si al tenore
viene ribattuto per più di trenta battute fino all’epilogo in pianissimo. La prière
a Maria, la prière du soir, piega alla meditazione la penna di Joseph Bonnet, uno dei più
significativi virtuosi della scuola francese insieme al meno noto Henry Eymieu, un altro dei maestri
parigini capaci di comporre per organo pur provenendo dalla “musique de
scène”, dalla opera seria e
dall’opèra-comique. Attivo come critico, come presidente di istituzioni
musicali, come sottosegretario alla cultura, Eymieu denota nella sua produzione
organistica la scuola di Widor e di Fernand de la Tombelle, uno fra i fondatori
della “Schola Cantorum” insieme a Guilmant, altro perno della produzione
organistica francese al quale guardarono schiere di allievi e di organisti
liturgici europei. Molta della letteratura organistica meditativa si ispira
alla castigatezza della produzione liturgica dedicata all’harmonium,
strumento nato per l’accompagnamento delle pratiche religiose e impostosi
velocemente, a partire dal 1840 in poi, nelle chiese minori dove non trovava
posto lo strumento a canne e dove spesso l’organista non proveniva dalle grandi
scuole musicali. Per tali organisti si scriveranno pagine dove l’espressione
proveniva dalla sensibilità di giocare sull’intensità del suono grazie alla
pressione dell’esecutore sui pedali e sulla ginocchiera così da
realizzare una gamma di gradazioni di intensità variabili ed emotivamente
coinvolgenti. Una letteratura che poteva inoltre essere trasposta sull’organo
tradizionale con il sapiente aggiustamento dell’esecutore che riadattava la
linea profonda dell’armonia alla pedalizzazione organistica. Lo stesso brano
del londinese Bruce Steane, si rifà
a questo modello “minimalista ante litteram”, dove l’andamento coraleggiante
potrebbe essere suonato sul grande e sul piccolo strumento. I francesi
furoreggiarono sull’harmonium con le composizioni di Franck, Gigout,
Boelmann, Ropartz, ma in Germania troviamo anche l’Angelus di Karg-Elert per harmonium
insieme alla pagine di Mettenleiter o a quelle del belga Lemmens, mentre in
Italia riecheggiava l’Angelus di Marco Enrico Bossi. Un altro belga si fece
affascinare dal rintocco dell’Angelus e curiosamente nell’elenco corposo delle
sue composizioni non appaiono a volte i suoi “Trois pieces pour Harmonium”,
soffocati dalle opere teatrali, dai balletti, dalla musica cameristica, dalle
liriche e dalla musica vocale. Joseph
Jongen, direttore del Conservatorio di Bruxelles e direttore dei “Concerts
Spirituelles” della capitale belga, riesprime nel suo acquarello qui
originalmente riadattato all’organo, il rintocco della campana dell’Angelus
proponendo una fioritura melodica che trapassa su diversi piani armonici
l’essenziale incedere dei bassi. In ossequio alla tradizione, la preghiera
dell’Angelus è la seconda del suo trittico formato da un’iniziale “Prière du
matin” e da una finale “Prière du soir” anch’essa costruita su rintocchi
campanari come di lontana nostalgia. All’esecutore Sergio Militello e alle sue improvvisazioni il compito di
riannodare le fila di un lungo peregrinare storico, riproponendo sulla
modernità di ricercate tensioni armoniche e di pregevole virtuosismo, il tema
mariano dell’Ave Maris Stella, il
rintocco della campana, il ritornello del carillon e il senso di preghiera che
accompagna non solo la musica, ma anche decenni di poesia, popolare e non,
dedicati all’Angelus e riassunti dal
quadretto di Alessandro Manzoni in cui, rivolgendosi alla Vergine, così canta:
“Te, quando sorge, e quando cade il die,
e quando il sole a mezzo corso il parte,
saluta il bronzo, che le turbe pie
invita ad onorarte”.
Gian Nicola Vessia
I NUOVI
ORGANI NELLA BASILICA LAURETANA
Il
complesso dei nuovi organi della Basilica di Loreto è composto da 3 nuclei
sonori:
- il grande organo del Portale
- il Positivo Corale
- l'Espressivo Corale
Organo
del Portale
E'
l'organo principale, completo in se stesso con 56 registri sonori suonabili con
consolle a tre tastiere, seminternata nel basamento dell'organo.
E' a
trasmissione meccanica per il comando dei tasti e pedali, elettrica per l'azionamento
dei registri.
E' anche
corredato di dispositivo per essere suonato elettricamente da un'altra consolle
a tre tastiere ubicata al piano dell'assemblea.
Questo
corpo sonoro è contenuto in una cassa di noce, strutturalmente articolata in
modo da lasciare libera la visuale del finestrone retrostante, incorniciando lo
stesso con due "torri" di canne di 16 piedi.
Il
monumentale prospetto è composto di canne in stagno corrispondenti al
Principale 16' del Gr.Organo (dal Do1) nella parte superiore, al Principale 8'
(dal Do2) nella parte centrale inferiore.
Questo
nucleo sonoro, posto nel punto focale e acusticamente più favorevole, è
l'organo per eccellenza completo nelle sue divisioni sonore in modo da
garantire la massima possibilità di "dialogo" musicale.
Organo
Positivo Corale
Un
secondo corpo d'organo, trasportabile per la Basilica e contenuto in cassa di
noce, è normalmente collocato nella navata di destra ed ha la funzione di
sostegno dei cori, che numerosi si recano al Santuario, i quali trovano posto
nei pressi dell'altare principale.
Tale
organo si ispira agli strumenti italiani del secolo scorso, ha 11 registri ed è
un corpo a se stante in quanto può essere suonato con tastiera e pedaliera
proprie, a trasmissione meccanica.
Azionato
anche elettricamente (come il Portale), questo nucleo sonoro ha la funzione di
guida per l'organista che dalla consolle "elettrica" a tre manuali
suona l'organo del portale posto a distanza.
Organo
Espressivo Corale
Questo
terzo corpo sonoro, con 7 registri e a trasmissione elettrica, è collocato
sopra la Santa Casa e rimane nascosto dalla vista. E' racchiuso in cassa
espressiva e unito al Positivo-Corale forma un vero e proprio organo a due
manuali tra loro dialoganti.
E'
collegato alla consolle elettrica a tre manuali, situata al piano chiesa ed è
suonabile, unitamente al Positivo-Corale, da un'altra consolle sussidiaria a
due manuali utile per i servizi liturgici absidali.
Caratteristiche strutturali
Il complesso sonoro è composto da 75 registri reali per un totale
di 5239 canne.
Quattro sono le consolle che offrono la possibilità di suonare i
diversi corpi d'organo:
- una a tre tastiere aziona l'organo Portale con trasmissioni
meccaniche;
- un'altra a una tastiera,
pure con trasmissioni meccaniche, aziona il Positivo-Corale;
- una terza, mobile, a tre
tastiere, ubicata nei pressi del Positivo-Corale, aziona elettricamente tutti i
corpi d'organo. Tra i dispositivi compresi in questaconsolle vi è fra l'altro:
il traspositore di toni, un sequenziatore per accedere ai diversi livelli di
combinazioni agg.li, un dispositivo computerizzato che, mediante registratore e
telecomando, permette di registrare e riproporre l'esecuzione del brano
memorizzato con il suono delle canne stesse;
- una quarta consolle, a due tastiere, mobile nell'ambito
dell'abside, aziona elettricamente il Positivo-Corale e l'Espressivo-Corale.
Le tastiere sono rivestite in osso ed ebano ad eccezione del
Positivo che ha i tasti diatonici in bosso e i cromatici in noce.
I somieri sono "a tiro" di rovere, le canne metalliche
in lega di stagno e piombo, le canne di legno in abete della Val di Fiemme.
Tutte le strutture sono di legno compreso le portanti, in rovere, del Portale.
Le trasmissioni meccaniche sono autoregolanti mentre quelle
elettriche sono realizzate con dispositivi elettronici che consentono il
collegamento tramite prese in diversi punti della Basilica.
Composizione
Organo
Portale
Tre
tastiere di 61 note, pedaliera radiale di 32 note.
I Tastiera (Positivo) II Tastiera
(G.O.)
Principale 8' Principale 16'
Ottava 4' Principale 8'
Quintadecima 2' Principale
II 8'
Decimanona 1.1/3' Quinta 5.1/3'
Vigesimaseconda 1' Ottava 4'
Ripieno 4 file 1.1/3' Terza 3.3/5'
Sesquialtera 2 file 2.2/3' Duodecima 2.2/3'
Bordone 16' Quintadecima 2'
Flauto a camino 4' Ripieno
2/4 file
Flauto in VIII 4' Ripieno
6 file
Cromorno 8' Flauto 8'
Voce Umana 8' Flauto a camino 4'
Tremolo Cornetto
5 file 8'
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
III Tastiera (Espressivo) Pedale
Principale 8' Contrabasso 16'
Ottava 4' Gran Quinta 10.2/3'
Mistura 3/5 file 2' Principale 8'
Bordone 8' Ottava 4'
Flauto armonico 4' Ripieno
4 file
Flauto in XII 2.2/3' Subbasso 16'
Flauto in XV 2' Flauto
conico 8'
Flauto in XVII 1.1/3' Sesquialtera
2 file 5.1/3'
Flauto in XIX 1.1/3' Flauto 2'
Gamba 8' Controbombarda 32'
Voce flebile 2 file 8' Trombone 16'
Controfagotto 16' Tromba 8'
Tromba armonica 8' Tromba 4'
Oboe 8'
Voci Corali 8'
Tremolo
Organo Positivo-Corale
Una tastiera di 54 note, pedaliera a leggio di 20 note.
L'estensione del somiere è di 61 e 32 note per essere suonato
elettricamente dalle consolles a tre e a due tastiere.
Principale 8'
Ottava 4'
Quintadecima 2'
Decimanona 1.1/3'
Vigesimaseconda 1'
Ripieno 2 file 2/3'
Flauto 8'
Flauto in XII 2.2/3'
Tromba 8'
Voce Umana 8'
Subbasso 16'
Organo Espressivo Corale
Suonabile dalle consolles elettriche a tre e a due tastiere.
Corno Camoscio 8'
Fugara 4'
Flauto 4'
Ottavina 2'
Cornamusa 8'
Unda Maris 8'
Campane
Tremolo
Progettazione fonica del M° Giancarlo Parodi.
Realizzazione della Famiglia Organaria Mascioni.
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NOTE SUL
COSTRUTTORE
La "Fabbrica d'organi Mascioni" è una realtà ormai
secolare avendo la sua origine in Giacomo, che la fondò nel 1829.
Nel suo operare molto è cambiato: dagli organi di stampo
ottocentesco, a trasmissioni meccaniche, si è passati a quelli
"pneumatici" all'inizio del '900, a quelli con trasmissioni
elettriche (o elettropneumatiche) dal 1930 fino alla riadozione dei somieri
"a tiro" con trasmissioni meccaniche all'inizio degli anni '70.
Anche le trasmissioni elettriche, quando richieste, hanno
adottato le moderne tecnologie elettroniche.
Questa evoluzione, sollecitata sempre nel suo mutare dalle
pressanti richieste dei musicisti nelle varie generazioni, ha mantenuto certe
costanti: la continua ricerca di un ottimale funzionamento della "macchina
organo", la precisione nella realizzazione dei molteplici elementi che la
compongono e lo studio di nuove sintesi sonore basate sia sulle tradizioni del
passato sia stimolate dai nuovi fermenti musicali dell'oggi.
Si è quindi lieti e grati di poter presentare quest'opera, la
n°1126, fatta per la Basilica di Loreto, in continuità ideale con una
tradizione che ci ha visto presenti in altri importanti luoghi di culto Mariano
tra cui "N.S. del Rosario" a Pompei, "S.M. di Monteberico"
a Vicenza, "S.M. Maggiore" a Roma, "S.M. del Fiore" a
Firenze, "S.M. degli Angeli" ad Assisi.
SERGIO
MILITELLO (1968) è uno dei più interessanti interpreti nel
panorama internazionale. Musicista
poliedrico (concertista, compositore, direttore di coro, docente), Sergio
Militello si distingue per il suo approccio interpretativo in cui si combinano
sapientemente rigore storico-stilistico, libertà espressiva, brillante
virtuosismo, capacità di sfruttare pienamente le risorse timbriche dello
strumento. Svolge una intensa attività concertistica in ogni parte del mondo:
ha tenuto concerti in Europa (Italia,
Svizzera, Germania, Repubblica Ceca, Francia, Polonia, Austria, Inghilterra),
Australia (Queensland), America (USA e Canada). Ha in programma concerti in Islanda,
Lussemburgo, Australia, Tasmania e Nuova Zelanda. Le sue esecuzioni, nelle
quali offre agli ascoltatori programmi di ampio respiro eseguiti con
singolare estro interpretativo, riscuotono calorosi consensi ed ovazioni di
pubblico per qualità artistica, scelta di repertorio ed abilità nell'«Arte
dell'Improvvisazione» con
la quale termina - come di consueto - i suoi concerti; tecnica che lo distingue
e lo pone continuatore della grande tradizione internazionale, divenendo uno
dei massimi improvvisatori. Suona sui
più grandi strumenti del mondo e su strumenti prestigiosi per importanza
storica, tiene concerti di
inaugurazione, si esibisce pure in Festival o Rassegne musicali internazionali.
E’ autore di musica corale, organistica, cameristica, orchestrale. E’ Maestro
Direttore della “Cappella Musicale di
S.Maria del Fiore” ed Organista
Titolare del monumentale Organo “V. Mascioni” della Cattedrale di Firenze.
ENG
Sergio Militello (born 1968) is one
of the most interesting Italian musicians. He is a composer, choirmaster,
concert performer (organ, piano, harpsichord), and teacher. As world-class
musician performing and brilliant organist, he has concertized in several
countries throughout Europe (Italy, Switzerland, Germany, State Vatican City,
Cezch Republic, France, Poland, Austria, United Kingdom), Australia
(Queensland), and America (USA and Canada). He has appeared also in concert
series and international festivals. He will perforn in Island, Luxembourg,
Australia, Tasmania and New Zealand. Sergio Militello combines the
characteristic sound world of the organ with his own performance style.
Militello has a distinctive repertoire that gives the public a chance to have
an unique cultural experience. His performances are warmly received for their
artistic quality, repertory, color of the sound, and his ability in the
"Art of improvisation", with which he customarily finishes his
concerts: he has become one the leading organist improvisers in the world. Mr
Militello's programs have often been praised for their variety and interest, as
well as for the artistic and communicative integrity he brings to the music of
the "king of instruments", incorporating music of all periods and
styles into his programs. He has played also prestigious instruments that are
known for their historical or stylistic importance in the world. He has
published CDs and musical scores for choirs and for the organ. Sergio Militello
is director of the "Diocesan Institute of Sacred Music" of the Florence
Archdiocese (Italy), conductor of Choir Chapel Musical "Santa Maria del
Fiore" and principal organist of the great Cathedral in Florence.
Registrazione: 25 febbraio
2010
DISCANTICA 244