BDI 243

Alfredo Cece, Enzo De Bellis, Jacopo Napoli, Bruno Mazzotta, Terenzio Gargiulo, Vincenzo Marchetti, Marco Enrico Bossi

L'organo del Duomo di Napoli (Ruffatti 1974, P. Bevilacqua 2009)

Angelo Castaldo, organo

78' 51''

DDD

(1 CD)

 

 

 

track

compositore e titolo

    durata     

 

1

Alfredo Cece (1915-2002) - Fantasia e fuga in do minore  

8' 20''

 

2

Alfredo Cece (1915-2002) - Berceuse  

3' 44''

 

3

Alfredo Cece (1915-2002) - Tema e variazioni  

15' 52''

 

4

Alfredo Cece (1915-2002) - Preludio quasi fantasia  

4' 23''

 

5

Enzo De Bellis (1907-1982) - Raccontino di Natale  

4' 4''

 

6

Jacopo Napoli (1911-1994) - Passacaglia  

5' 38''

 

7

Bruno Mazzotta (1921-2001) - Preludio e ricercare  

9' 19''

 

8

Terenzio Gargiulo (1903-1972) - Pavana per organo  

3' 46''

 

9

Vincenzo Marchetti (1918-1988) - Trittico della Natività: Annunciazione  

2' 43''

 

10

Vincenzo Marchetti (1918-1988) - Trittico della Natività: Paesaggio pastorale  

5' 51''

 

11

Vincenzo Marchetti (1918-1988) - Trittico della Natività: Gaudio a Gerusalemme  

6' 33''

 

12

Marco Enrico Bossi (1861-1925) - Theme et Variations op. 115  

11' 31''

 

PRESENTAZIONE

 

Ho accarezzato per molti anni il sogno di poter dedicare un’incisione discografica ai compositori napoletani del ‘900 che avessero scritto musica per organo.

Tuttavia, la scelta del repertorio da eseguire, così poco noto e – tra l’altro – contemporaneo, mi ha fatto pensare che sarebbe stata un’impresa non facile da realizzare.

Non mi sbagliavo.

Chiunque infatti desideri ritrovare una testimonianza del ruolo ricoperto dalla musica organistica nell’ambito del Novecento napoletano, si troverebbe di fronte ad un “vuoto”: poche le fonti bibliografiche e nessuna incisione discografica.

Negli anni di studi e ricerche dedicate infatti alla scuola napoletana del ‘900, da un lato ho potuto comprendere l’importante contributo che essa ha consegnato ai posteri, dall’altro mi sono imbattuto proprio in quelle lacune documentarie e bibliografiche, tanto più inspiegabili se si considera la nostra vicinanza temporale a questa scuola, lacune ancora più frequenti se parliamo della produzione organistica.

Un improvviso oblio era sembrato calare su quella generazione di compositori che nella seconda metà del secolo scorso aveva vivacizzato la vita musicale napoletana con una produzione strumentale di rilievo e con una sperimentazione che si voleva confrontare con i nuovi linguaggi musicali che si andavano affermando in Europa.

A quella generazione appartenevano compositori come Terenzio Gargiulo, Jacopo Napoli o Bruno Mazzotta, per citare i nomi più conosciuti presenti in questo cd, i quali però riservarono scarsa attenzione all’organo, vedendo forse anche nella sua collocazione “architettonica” quasi un limite alla sperimentazione sonora.

Ecco spiegato perché gli autori presenti in questo cd (fatta eccezione per Alfredo Cece e Vincenzo Marchetti) hanno scritto un unico brano per organo.

Negli ultimissimi anni, grazie ad un “fiorire” di pubblicazioni, convegni e studi, si è assistito tuttavia ad una riscoperta e valorizzazione di questo “speciale” periodo della vita musicale napoletana. Nel maggio 2010 – inoltre – veniva inaugurato, con un concerto di Vincenzo De Gregorio,  l’organo della Cattedrale di Napoli.

Lo strumento, restaurato ed ampliato, diveniva di fatto il più grande della città custodito in una chiesa.

Il coraggio mostrato dalla Chiesa di Napoli di realizzare un progetto così ambizioso, teso a dare ancora maggior prestigio, se possibile, alla Cattedrale napoletana, ha suscitato comprensibilmente grande entusiasmo ed interesse.

Erano maturi i tempi per la realizzazione del “sogno”.

Tuttavia, non sarebbe stato possibile portare a termine questo progetto senza l’aiuto ed il sostegno di un gran numero di persone che desidero vivamente ringraziare:

- in primis, Mons. M° Vincenzo De Gregorio, organista titolare della Cattedrale di Napoli, per la disponibilità ed il sostegno dimostrati fin dal primo momento in cui gli ho parlato del mio progetto e perché testimonia, con la sua infaticabile attività, la presenza viva ed importante della scuola organistica napoletana;

- il M° Gaetano Panariello, per aver dato prestigio al CD accettando di firmare un’efficace quanto esauriente presentazione della scuola napoletana del Novecento unita ad una sapiente analisi dei brani eseguiti;

- la Curia di Napoli, nelle persone di don Enzo Papa, parroco della Cattedrale e Padre Eduardo Parlato, Direttore dell’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Napoli;

- il Prof. Alessandro Picchi, maestro di cappella del Duomo di Como, per aver ritrovato nell’archivio del Duomo una delle ultimissime copie della “Berceuse” di Alfredo Cece ed avermene gentilmente donato una copia;

- infine, ma non per ultimo, Sua Eminenza Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, dalla cui idea di un “Giubileo per Napoli” ho tratto la giusta motivazione per lavorare ed impegnarmi costantemente a promuovere e valorizzare la cultura napoletana.

E proprio a Napoli, la mia amata città, dedico questo CD.

 

 

Angelo Castaldo

 

NOTE AL PROGRAMMA

I compositori presentati in questo CD appartengono a quella generazione che si è formata al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli negli anni tra le due guerre. Non si tratta di organisti-compositori (unico del gruppo, Enzo Marchetti) ma di compositori-organisti (o comunque diplomati anche in Organo e Composizione organistica) che hanno testimoniato la loro attenzione per la scrittura per questo strumento con una o più composizioni di un certo interesse dal punto di vista estetico, esse stesse emblema di un caratteristico modo di “pensare” e  di “sentire” la musica moderna  a  Napoli nel ‘900.

All’ascolto ci si accorge subito della “lontananza” di questi compositori dalle mete linguistiche raggiunte dalle contemporanee avanguardie europee, anzi sembra quasi che essi ne siano stati tagliati fuori. Non si vuole negare con ciò il loro interesse per la ricerca compositiva ma si vuole solo sottolineare come l’esperienza strutturalista, seriale e quantitativa non abbia mai preso nei loro lavori il totale sopravvento sulla contemplazione spirituale. Anzi, tanto più prezioso ed interessante si rivela oggi il contributo della scuola napoletana del ‘900, se si considera che essa riuscì ad elaborare un linguaggio “originale”, innestando la sperimentazione delle moderne tendenze linguistico-musicali europee sul tronco della propria tradizione.

Con serenità e consapevolezza, ma tutti con proprie personali vedute, questi compositori – infatti – non hanno mai perso di vista l’emozione del suono (l’espressione melodica, il gusto per l’armonia….), tutto quello cioè che, con furia demolitrice, la nuova musica bandiva dalla composizione contemporanea. L’esplorazione sonora di stampo romantico di Alfredo Cece (1915-2002), la delicatezza degli atteggiamenti di gusto francese di Terenzio Gargiulo (1903-1972), l’attrazione per le sonorità rarefatte o al contrario maestose e solenni di Enzo Marchetti (1918-1988), il gusto semplice ed evocativo di Enzo De Bellis (1907-1982) o i più sostanziosi e significativi costrutti contrappuntistici di Jacopo Napoli (1911-1994) e Bruno Mazzotta (1921-2001), tutto contribuisce a definire come fondamentalmente “conservatrice” la posizione di questi compositori che, estranei a qualsiasi “eccesso” modernistico, hanno attinto senza esitazione alla musica delle diverse epoche storiche (non esclusi gli anni a loro contemporanei) purché risultasse utile alla realizzazione delle proprie opere.

Sicuramente accomunabili per vari aspetti i due brani “natalizi” del CD, il Raccontino di Natale di De Bellis, ed il Trittico della Natività di Marchetti.

Enzo De Bellis, autore di molta musica teatrale e da camera, è ricordato come compositore dalla vena facile e di prolifica produzione. Fu direttore, prima, dei Conservatori di Foggia e Benevento e poi docente al “S. Pietro a Majella” dagli anni ‘50, avendo come collega proprio Marchetti, oltre a Gargiulo, Cece, J. Napoli (di quest’ultimo era stato anche compagno di corso – negli anni ’20 – alla scuola di composizione di Gennaro Napoli). E a Marchetti, De Bellis dedicherà nel luglio 1946[1] il Raccontino di Natale[2]. In ossequio al titolo, questo breve componimento ripercorre il tradizionale passo in ottavi delle pastorali natalizie ma senza alcuna citazione nota, anzi, come delicata ninna-nanna nel tono di sol minore/maggiore trattato in maniera fissa ed ipnotica. Delicati i rintocchi di campana nel finale: voluti dallo stesso compositore, si impastano con i registri di cromorno e voce umana con chiaro intento evocativo. Probabilmente dal Raccontino Marchetti trasse ispirazione per scrivere il secondo movimento del suo ben più robusto e consistente Trittico della Natività.

Tanto nota ed apprezzata fu l’attività artistica e didattica dell’organista Enzo Marchetti, che stupisce oggi l’assenza di qualsiasi riferimento musicologico e bibliografico dedicato alla sua figura[3], tanto da rendere ardua finanche la datazione delle sue composizioni per organo.[4] Organista della Basilica del Carmine Maggiore a Napoli dal 1941, concertista e didatta, ricoprì al Conservatorio di Napoli la cattedra di Esercitazioni Corali (salvo una breve parentesi, dal ’56 al ’58, con Organo principale) ed, infine, quella di Organo complementare.

Il Trittico della Natività[5] è un brano descrittivo di notevole efficacia, articolato in tre movimenti: Annunciazione – Paesaggio pastorale – Gaudio a Gerusalemme ciascuno a sua volta chiaramente strutturato in forma tripartita. Nel primo, il perentorio tema-segnale inonda la scena come una tagliente lama di luce. Gli accordi che seguono subito dopo esplodono sottolineando lo stupore, la meraviglia, ma nello stesso tempo la solennità e l’imponenza del mistero: fanno da cornice formale ad un “andante misterioso” che sembra provenire dal profondo di un’anima che accetta ed esclama il “fiat”. La tripartizione del secondo movimento è invece giocata tra il fluido scorrere di un ruscello di presepe ed il delicato corale delle voci dei pastori che intonano (immancabile la voce dell’oboe) il “Tu scendi dalle stelle” tanto caro alla cultura partenopea. Decisamente “importante” il terzo movimento, con le sue poderose volute alla pedaliera e le sferzanti scie di biscrome lanciate festosamente in aria mentre dal profondo emerge sempre presente un motivo di chiara matrice gregoriana.

Altro compositore napoletano che, al pari di Marchetti, dedicò una certa attenzione alla musica organistica fu Alfredo Cece.

Pubblicata a metà degli anni ’50, anche se già composta nel 1939, è la sua prima composizione per organo, Fantasia e fuga in do minore, un omaggio al dettato bachiano nella forma se non proprio nello stile. Dai “gesti” decisamente organistici (quasi regeriani, ma un po’ scontati, nella Fantasia), richiede qualche trovata nella registrazione dell’organo al fine di mettere in luce i pochi elementi ritmico-melodici sui quali si basa l’intero lavoro. La composizione è dedicata a Franco Michele Napolitano al quale Cece successe nella direzione artistica della Fondazione a lui intitolata.

Della fine degli anni ’40 è invece il Tema e variazioni pubblicato per la Zanibon nel 1950. Di ampio respiro (cinque le variazioni su un tema fortemente connotato cromaticamente) è un brano dalla sonorità decisamente romantica. Le variazioni sono di tipo ritmico/melodico: secondo uno stilema classico, si passa gradualmente dalla semplice fioritura del tema (I var.) all’introduzione delle terzine, prima, (II var.) e delle quartine, poi (III var.). La quarta variazione – in si maggiore – è una deliziosa parentesi cantabile; il ritmo ritorna invece come elemento costitutivo, insieme al collegato piglio netto e quasi drammatico, nel fugato finale (V var.) che con un processo tipicamente classico riprende il tema iniziale “grave” - ma in trionfalistico modo maggiore - come chiusa del brano.

La Berceuse (stampata nel 1956 nella rivista “Laus decora” delle Edizioni “Schola” di Como) è invece un brano dalla sonorità più nuova rispetto ai precedenti: un vago sapore tardo-romantico francese emerge a tratti senza però sfociare mai né nella imitazione stilistica né generare una originale impressione armonica. Il compositore, complice la “funzione” del brano (si tratta di una ninna-nanna) esaurisce tutto il materiale musicale nei primi trenta secondi (un motivo-tema iniziale e un disegno complementare la cui essenza musicale è evidenziata dal passaggio tra i manuali) limitandosi da questo momento in poi, solo a ripeterlo o a metterlo a fuoco in qualche sua componente costitutiva. L’ascoltatore infatti ritrova costantemente gli intervalli di quarta, le successioni consonanti di terze o di toni interi su pedali lungamente tenuti al basso e che accompagnano con uniformità sia il motivo caratterizzato dalla triade con la sesta aggiunta sia il melodico “semitono” che indugia su un’armonia di settima diminuita.

Il ritorno alla musica “astratta” avviene con il quarto brano di Alfredo Cece, il Preludio Fantasia (pubblicato dalle Edizioni Curci nel 1971). Esso costituisce, con la Passacaglia di J. Napoli ed il Preludio e Ricercare di B. Mazzotta, l’omaggio di questi compositori alla memoria del grande Franco Michele Napolitano a dieci anni dalla scomparsa. Si tratta di un brano che richiede all’organista un grande sforzo creativo: il materiale musicale è infatti costantemente ripetuto con lievi modifiche numerose volte nel corso della composizione con trasporti a vari intervalli. Si tratta di una procedura “naif” che Cece controlla da vicino in modo da non generare mai armonie dissonanti o avulse dal “sapore generale” del brano. Una sorta  di “tematismo” riconoscibile, ma allo stesso tempo bisognoso di “trovate” nella registrazione dell’organo per non scadere in monotonia e ripetitività.

Nell’ambito dei compositori presentati, Terenzio Gargiulo, Jacopo Napoli e Bruno Mazzotta rappresentano sicuramente i nomi maggiormente noti e di sicuro rilievo nazionale. Gargiulo, allievo di Antonio Savasta e Gennaro Napoli per la composizione, studiò pianoforte con Rossomandi e Brugnoli. Fu direttore dei conservatori di Palermo e di Napoli. Jacopo Napoli, allievo del padre Gennaro, fu autore di musica in larga parte operistica e teatrale, ebbe un linguaggio più evoluto ed in sintonia con le estetiche e le correnti del dopoguerra. Fu direttore dei conservatori di Napoli, Roma, Milano.  Bruno Mazzotta, nato in provincia di Treviso ma di formazione napoletana (allievo di A. Longo e F. M. Napolitano) insegnò nei conservatori di Cagliari, Avellino e Napoli divenendo direttore di quest’ultimo alla fine degli anni ‘70.

La Pavana (danza in tempo binario, dal carattere cerimoniale e di andamento grave)  di Terenzio Gargiulo è un brano breve ed elegante nel quale è possibile riconoscere il gusto francesizzante per il suono pulito, nitido, che di fatto non abbandona mai compiutamente una concezione tonale di base. La dolcissima linea melodica, nel significativo tono di si minore, scandisce nelle sue trasformazioni i diversi atteggiamenti della composizione (armonici più che melodici o ritmici).

La sua delicatezza può a tratti sembrare anche superficialità, ma in questo brano Gargiulo vibra di commozione propria e forse proprio questo è il suo maggior pregio. Il brano fu pubblicato nel volume “In ricordo di Franco Michele Napolitano – Musiche di autori contemporanei”[6], a cura della  Fondazione “F.M. Napolitano” nel 1967.[7] Nel volume anche una Fantasia per organo di Virglio Mortari, la celebre Sonata di Nino Rota insieme ad altre composizioni: Aria per violino ed organo di Alberto Curci, Elegia per violoncello ed organo di Emilia Gubitosi[8], ed “In memoriam” per archi e organo di Antonio Cece [9].

Chiara e perfettamente riconoscibile la Passacaglia (variazioni su un basso ostinato, di ritmo ternario e andamento moderato) di Jacopo Napoli. In questo brano l’autore è attratto dalle possibilità armoniche che derivano dai movimenti delle parti che si muovono in senso cromatico. Sovrapposti al tetracordo discendente di quattro note (due semitoni ed un tono, con la prima nota traslata di ottava: Fa/Mi/Mib/Reb) gli accordi si susseguono imprevisti, consonanti e dissonanti, relazionandosi più per la sistemazione simmetrica delle mani sulla tastiera che per le funzioni tonali. Il brano ha un suo percorso evolutivo di graduale movimentazione ritmica. A due variazioni piuttosto statiche fanno seguito due più movimentate e dopo il “cuscinetto” della quinta e sesta variazione (“larghetto”) il blocco finale, con ulteriore incremento ritmico e di enfasi armonica, riconduce l’ascoltatore alla statica e fissa sonorità iniziale nella quale sulla ennesima ripetizione del basso (ben 46 volte nel corso del brano) ritornano alcune riuscite sovrapposizioni armoniche già udite nelle precedenti variazioni. Questa Passacaglia  insieme al Preludio e Ricercare di Bruno Mazzotta può sicuramente inserirsi in quello che si potrebbe definire “l’aggiornamento” del modernismo musicale che nella prima metà del ‘900 aveva visto il recupero delle antiche forme strumentali italiane al fine di stringere rapporti di continuità spirituale con la musica del XVI e XVII secolo.

In Mazzotta, il serrato gioco imitativo su un materiale che si dichiara immediatamente “dodecafonico”  - che però viene trattato successivamente in maniera non ortodossa  (sì da potersi definire “liberamente atonale”) - ne rende più impegnativo l’ascolto. L’intervallo di semitono e quello di quinta diminuita (o quarta aumentata) che sono alla base dell’intero brano (tra l’altro presi singolarmente ed enunciati più volte: all’inizio, al centro, alla fine del Preludio, consolidati poi come cellula generatrice del soggetto stesso del Ricercare) sono trattati con tutti gli artifici del contrappunto imitato, rimandando (neppure velatamente) a quella tipologia di ricercare cinquecentesco di tipo politematico a più sezioni e con trattamento simultaneo dei temi: l’ascoltatore può riconoscere anche il recupero dei frammenti del Preludio iniziale nella sezione dei serrati stretti che conducono al sonoro finale prima che l’ultimo “retrogrado” si riallacci alla cellula dei due intervalli generatori, di cui si è detto prima, nell’adagio conclusivo.

Chiude il cd, una traccia-bonus: il Thème et Variations, op.115 di Marco Enrico Bossi (1861 – 1925), pubblicato nel 1899 da Rieter-Biedermann di Lipsia, che è una delle più interessanti composizioni organistiche dell’opera bossiana. Il tema, ricco di lirismo e pathos romantico, è posto subito dopo una breve e maestosa introduzione. Lo stile di questo pezzo mostra l’interesse particolare che Bossi nutriva nei confronti dell’opera di Cesar Franck. Le variazioni, sette in totale, si alternano efficacemente in base al loro andamento: a quelli di carattere meditativo si contrappongono altre brillanti e, a tratti, virtuosistiche. Chiude il brano una poderosa fuga, evidente omaggio a Bach.

La scelta di Bossi a chiusura di questo CD non è casuale, considerando il ruolo fondamentale che egli ebbe nello sviluppo della musica e della cultura organistica a Napoli alla fine dell’800. Bossi fu infatti il titolare della prima cattedra di Organo istituita al “S. Pietro a Majella” nel 1890, incarico che tenne fino al 1896. Nell’arco di questi anni il compositore comasco, di gran lunga il più stimato e celebre organista italiano del tempo, si fece promotore di numerosi restauri di organi ed inaugurò egli stesso nuovi strumenti, costruiti secondo i moderni criteri che si erano ormai affermati nell’organaria europea: l’estensione della pedaliera, l’aumento dei manuali,  l’ammodernamento della fonica con l’introduzione di nuovi registri, l’adozione della nuova trasmissione pneumatica.

Proprio nel rendersi protagonista dello “svecchiamento” della cultura organistica a Napoli, impiantandovi anche la prima moderna scuola di organo, sta tutto il valore dell’opera di Bossi il quale seppe così “indicare la strada” che seguiranno prontamente le successive generazioni di organisti napoletani.

 

 

 

Gaetano  Panariello

Compositore,

docente di composizione al Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli

 

 

 

I have been cherishing for many years the dream of a recording dedicated to the Neapolitan composers of the twentieth century who had written music for organ. Furthermore, the choice of the repertoire to be performed, so little known and – besides – contemporary, made me wonder that it would not be an easy thing to carry out.

And I was not wrong.

Whoever wishes to find an evidence of the role held by the organ music of the twentieth century in Naples, should face a “vacuum”: few bibliographic sources and no recordings.

During years of study and research devoted to the “Neapolitan school” of the twentieth century, on the one hand I could understand the important contribution it has left to posterity, on the other hand I came across bibliographic and documentary gaps, even  more inexplicable if we consider that we are temporarily close to this school, gaps even more frequent if we talk about the production of organ music.

A sudden oblivion seemed to have come down on that generation of composers who, in the second half of the last century, had livened up the musical life in Naples with a significant instrumental production and with an experimentation that would have liked to be confronted with the new musical languages ​​that were about to make a name for themselves and were developing in Europe.

Composers like Terenzio Gargiulo, Jacopo Napoli and Bruno Mazzotta belonged to that generation, just to quote the best known names in this cd, but they gave little  attention to the organ, due to their consideration of its “architectural” place, seen almost as a limit to the sound experimentation.

This is the reasons why the authors of this CD (except for Alfredo Cece and Vincenzo Marchetti) wrote only one piece for organ. In the very recent years, thanks to a "blooming" of publications, conferences and studies, however, there has been a rediscovery and appreciation of this "special" period of the musical life in Naples. Furthermore, in May 2010, the organ of the Cathedral in Naples was inaugurated, with a concert by Vincenzo De Gregorio,.

The instrument, which had been restored and expanded, has  become in fact the largest in the city ever kept in a church.

The courage shown by the Church of Naples to achieve such an ambitious project, which aims to give even more prestige, if possible, to the Cathedral of Naples, has understandably generated great enthusiasm and interest.

The time was ripe for the realization of the "dream".

However, it would not have been  possible to complete this project without the help and support of a large number of people I really sincerely wish to thank:

- first of all, Maestro Monsignor Vincenzo De Gregorio, organist of the Cathedral of Naples, for the availability and the support shown from the first moment I spoke to him about my project and because he shows, with his tireless activity, the living and important presence of the Neapolitan organ school;

- Maestro Gaetano Panariello, for his giving prestige to the CD agreeing to sign an effective as well as comprehensive presentation of the Neapolitan school of the twentieth century combined with a masterly analysis of the pieces performed; 

- the Curia of Naples, in the person of Don Enzo Papa, parish priest of the Cathedral and Father Eduardo Parlato, Director of the Office for Ecclesiastical Cultural Heritage of the Diocese of Naples;

- Prof. Alessandro Picchi, chapel-master of the Cathedral of Como, for having found one of the latest copies of the “Berceuse” by Alfredo Cece in the archives of the Cathedral, and for his kindly donating me a copy;

-  last but not least, His Eminence Cardinal Crescenzio Sepe, Archbishop of Naples, from whose idea of a "Jubilee for Naples" I took the right motivation to work and engage myself in promoting and celebrating the Neapolitan culture.

And to Naples, my beloved city, I dedicate this CD.

 

 

The composers presented on this CD belong to the generation which grew at the Conservatorio San Pietro a Majella in Naples in the years between the wars. They are not organ-composers (only one of the group, Enzo Marchetti), but composer-organists (or anyway graduated in Organ and Organ Composition as well) who have testified their attention to the writing for this instrument with one or more compositions of a certain interest from the aesthetic point of view; these compositions are themselves an emblem of a distinctive way of “thinking” and “feeling” modern music in Naples in ‘900.

When listening, one realizes at once the "distance" of these composers from the goals reached by the contemporary European avant-garde language, indeed it nearly seems that they have been cut off from that. Thereby, one does not want to deny their interest in the research of composition, but it is only to underline how the structuralist, serial and quantitative experience has never totally prevailed on their spiritual contemplation.

On the contrary, the contribution of the Neapolitan school of ‘900 shows to be far more precious ad interesting, if one considers that it succeeded in improving an original language, grafting experiments of European modern-language  musical trends, on the trunk of its own tradition.

These composers, each of them with their own personal views and  with serenity and awareness, have in fact never lost sight of the thrill of the sound (the melodic expression, the taste for harmony ....), that is to say all that the new music, with destructive fury, banned from contemporary composition.

The sound exploration of romantic style by Cece Alfredo (1915-2002), the delicacy of the attitudes of the French style by Terence Gargiulo (1903-1972), the attraction to rarefied sounds  or on the contrary, the  majestic and solemn ones by Enzo Marchetti (1918 -1988), the  simple and evocative taste by Enzo De Bellis (1907-1982) or more substantial and significant contrapuntist constructs by Jacopo Napoli (1911-1994) and Bruno Mazzotta (1921-2001), everything contributes to define the position of these composers as fundamentally “conservative”. They, unrelated to any modernistic "excess", took inspiration from music of different historical periods (not excluding their own contemporary years) without hesitation on condition that it was useful to the achievement of their works.

Undoubtedly the two “Christmas” pieces of the CD may be connected for various aspects, Raccontino di Natale by De Bellis, and Trittico della Natività by Enzo Marchetti.

Enzo De Bellis, author of a lot of theater and chamber music, is remembered as a prolific composer. He was first, director of the Conservators of Foggia and Benevento, and then professor at the "S. Pietro a Majella" from the '50s, he had as a colleague just Marchetti, in addition to Gargiulo, Cece, Jacopo Napoli (he had also been a classmate of the last one - in the '20s  in the school of composition of Gennaro Napoli).

And to Marchetti, De Bellis will dedicate  Raccontino di Natale[10] in July 1946[11]. In accordance with the title, this short composition recounts the traditional “eight steps” of the Christmas pastorals, without any known quotation, but as a gentle lullaby in the tone of G minor / major treated in a fixed and hypnotic way. Delicate the tolling of a bell in the final, requested by the composer himself, which blends with the stops of “cromorno” and “voce umana” with a clear and evocative intent. Probably  Marchetti took inspiration from the Raccontino  to write the second movement of his much more robust and consistent Trittico della Natività.

The artistic and teaching activities of the organist Enzo Marchetti was so much  known and appreciated, that it is astonishing the absence of any musicological and bibliographical reference dedicated to his figure[12]. This absence makes even difficult the dating of his organ compositions[13]. Organist of the Basilica del Carmine Maggiore in Naples since 1941, performer and teacher, he held the chair of Choir Practice at the Naples Conservatory  (except for a brief period from '56 to '58, with Organ) and, in the end, the chair of Complementary Organ.

Trittico della Natività[14] is a very effective and descriptive composition, divided into three movements: Annunciazione  Paesaggio PastoraleGaudio a Gerusalemme, each of them clearly structured in a tripartite form. In the first, the imperative signal-theme fills the scene as a sharp blade of light. The chords that follow immediately after explode emphasizing the wonder, the marvel, but at the same time the solemnity and grandeur of the mystery: they are the formal frame to an "andante misterioso" which seems to come from the depths of a soul who agrees and exclaims the “fiat”. The tripartite division of the second movement is played instead between the fluent flow of a stream of a nativity scene and the delicate chorus of the voices of the shepherds who sing (ever-present the voice of the oboe) “Tu scendi dale stelle” so dear to the Neapolitan culture. The third movement is really "important", with its powerful scrolls in the pedal and scathing trails of demisemiquavers festively launched into the air, while a clear source of Gregorian origin emerges from the depths.

Another Neapolitan composer who, like Marchetti, dedicated some attention to the organ music was Alfredo Cece. His first composition for organ, Fantasia e Fuga in do minore, was published in the mid‘50s, even though it had already been composed in 1939. It is an homage to Bach’s dictates as far as the form is concerned, even though not the style. From the definitely organistic "movements" (almost in the Reger’s style, but a little obvious, in Fantasia), some care is required in the registration of the organ, in order to highlight the few rhythmic-melodic elements on which the entire work is based. The composition is dedicated to Franco Michele Napolitano who Alfredo Cece succeeded, in the artistic direction of the Foundation named after his name.

Tema e variazioni was composed in the late '40s and published for “Zanibon” edition in 1950. It’s a large piece (five variations on a theme which is strongly defined in a chromatic way), with a definitely romantic sound. The variations are modelled on a rhythmic / melodic scheme: based on classic style, the music gradually changes from a simple “flowering” of the theme (I var.), first to the introduction of tercets,  (II var.) and then to the quatrains (III var. ). The fourth variation - in B major - is a lovely cantabile bracket; the rhythm returns but as a constituent element, connected with the net and almost dramatic character, in the final fugue (V var.) which takes up the opening theme "Grave" with a classic process - but in a triumphant major key – as a closure of the piece.

The Berceuse  (printed in 1956 in the review "Laus decora" by “Schola” Editions in Como) is instead a piece whose sonority is newer compared to the previous ones: a vaguely French late-romantic taste occasionally emerges but never flowing, either in a stylistic imitation or creating an original harmonic impression. The composer, thanks to the "function" of the piece (it's a lullaby) covers all the musical material in the first thirty seconds (an opening theme and a complementary design, the musical essence of which is highlighted by the passage of the manuals) limiting himself from this point onward, only to repeat it or put it in focus in some of its constituent part.

The listener indeed  constantly finds the intervals of fourth, the consonant sequences of third or whole tones of the long-held  bass pedals which accompany with uniformity both the melody characterized by the triad with the added sixth and the melodic "semitone" that lingers on the diminished seventh harmony.

The return to the “abstract” music occurs with the fourth composition by Alfredo Cece, the Preludio Fantasia  (published by Edizioni Curci in 1971). It represents with the Passacaglia by J. Napoli and the Preludio e Ricercare  by B. Mazzotta, a tribute of these composers  to the memory  of the great Franco Michele Napolitano on the tenth anniversary of his death. This piece requires the organist to make a great creative effort: the musical material is indeed  constantly repeated  with slight variations and several times during the composition with transport at various intervals. This is a "naïf" procedure that Cece closely controls never to create dissonant harmonies, never taken out of the "general taste" of the piece. A sort of recognizable "thematicism", but at the same time in need of "solutions" in the organ’s registration in order not to fall in the monotony and repetitivity.

In the context of the composers presented, Terence Gargiulo, Jacopo Napoli and Bruno Mazzotta are certainly better known and names of national importance. Gargiulo, one of Antonio Savasta’s pupils and Gennaro Napoli’s as well for the composition, studied piano with Rossomandi and Brugnoli. He was director of the conservatories of Palermo and Naples. Jacopo Napoli, his own father’s pupil, whose  name was Gennaro, was mostly author of Opera and theatrical music, he had a more advanced language in line with the aesthetic and post-war currents. He was director of the conservatories of Naples, Rome, Milan. Bruno Mazzotta was born in the province of Treviso, but was formed in Naples (one of A. Longo and F.M. Napolitano’s pupils), he taught at the conservatories of Cagliari, Naples and Avellino becoming the director of the last one in the late '70s.

The Pavana (a binary-time dance, with a ceremonial and grave trend) by Terenzio Gargiulo is a short and elegant composition in which it is possible to recognize the Frenchified  taste  for the clean sound, clear, which in fact never completely leaves a conception of tonal base. The sweet melodic line, in the significant tone of B minor, marks in its changes the different attitudes of the composition (harmonic rather than melodic or rhythmic).
Its sensitivity can occasionally seem too superficial, but in this composition Gargiulo vibrates with his own emotion and perhaps this is his most valuable quality. The piece was published in the volume "In memory of Franco Michele Napolitano - Music by contemporary authors,"[15] edited by the Foundation "F.M. Napolitano" in 1967
[16]. In the volume there is also a Fantasia for organ by Virglio Mortari, the famous Nino Rota's Sonata along with other compositions: Aria for violin and organ by Alberto Curci, Elegia for cello and organ by Emilia Gubitosi[17], and "In Memoriam" for strings and organ by Antonio Cece[18].

Perfectly clear and recognizable Passacaglia (variations on a basso ostinato, of a ternary rhythm and moderate tempo) by Jacopo Napoli. In this piece the author is attracted by the harmonic possibilities resulting from the movements of the parts that move in the chromatic sense. Overlapping on the four-note descending tetrachord (two semitones and a tone, with the first note of the eighth shifted: F / E / Eb / Db), unexpected chords follow one another, consonant and dissonant ones, relating more for the symmetrical arrangement of the hands on the keyboard rather than for their tonal functions. The piece has its own evolutionary process of gradual rhythmic movement. Two fairly static variations are followed by two more animated ones after the "cushion" of the fifth and sixth variation ("Larghetto") the final block, with a further rhythmic increase  and harmonic  emphasis,  leads the listener  back to the static and fixed original sound where on the umpteen repetition of the bass (46 times during the composition), some successful harmonic overlaps, which have already been heard in the previous variation return.

This Passacaglia together with the Preludio and Ricercare by Bruno Mazzotta can definitely be fit to what might be called the "updating" of musical modernism, that in the first half of the ‘900, had seen the recovery of ancient Italian instrumental forms in order to have closer relations of spiritual continuity with the sixteenth and seventeenth century music .

In Mazzotta, the tight imitative game, which promptly declares a material that  is "dodecaphonic"- but that it is treated in a non-orthodox way (so as to be regarded as "freely atonal")makes the listening more difficultThe interval of a semitone and the diminished fifth (or augmented fourth) that are the basis of the entire composition (among others taken individually and stated several times: at the beginning, in the middle, and at the end of the Preludio, then consolidated as a  generative cell of the subject of Ricercare) are treated with all the artifices of the imitative counterpoint, referring (not even covertly) to that type of polythematic  “ricercare” from the sixteenth century with multi-sections and with simultaneous treatment of the themes: the listener can recognize the recovery of the fragments of the Preludio in the initial section of the tight “stretti” that lead to the end before the last "retrograde" is linked to the cell of the two generator intervals, about which it has been said before, in the conclusive “adagio”.

A bonus-track closes the CD: the Theme et Variations, op.115 by Marco Enrico Bossi (1861-1925), published by Rieter-Biedermann in 1899 in Leipzig. It is one of the most interesting organ compositions by Bossi. The theme, full of lyricism and romantic pathos, is placed immediately after a brief and majestic introduction. The style of this piece shows the special interest that Bossi had for the work of Cesar Franck. The seven variations, are alternated effectively according to their trend: the ones with a meditative character contrast with the brilliant and at times virtuosistic ones. A powerful flight closes the track, manifest tribute to Bach.
The choice of Bossi for the ending of this CD is not accidental, considering the fundamental role he had in developing the organ music and culture in Naples at the end of ‘800. Bossi was in fact the holder of the first chair of Organ established  at the "S.Pietro a Majella " in 1890, a position he held until 1896. During these years the composer from Como, by far the most respected and renowned Italian organist of the time, became the promoter of the restorations of many organs  and he also inaugurated new instruments built according to modern standards that were already established in the European organ building: the extension of the pedals, the increase of the manuals, the modernization of the phonic with the introduction of new records, the adoption of the new pneumatic transmission. Just becoming the protagonist of "rejuvenation" of the organ culture in Naples, even by starting the first modern school of organ, is the whole value of the work of Bossi who succeeded in "showing the way" to be followed by the prompt new generations of organists in Naples.                                                                             

 Gaetano Panariello

Compositore, docente di composizione al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli

 

Traduzione in inglese a cura di Giusy Balestriere

 

L'ORGANO

L’Organo del Duomo di Napoli

Nel 1545 il Cardinale Arcivescovo Ranuccio Farnese dotò il Duomo di un organo collocato al di sopra del pulpito nel primo arco della grande navata principale; esso fu opera di G. F. De Palma, discepolo del celebre architetto e organaro calabrese Giuseppe Donadio, detto “il Mormanno”. I portelli dipinti che chiudevano la facciata dello strumento per proteggerlo dalla polvere, si trovano, ora, sulla parete della sacrestia maggiore e furono dipinti da Giorgio Vasari, costituendo una doppia immagine: aperti mostravano la Natività e chiusi i sette antichi Santi Patroni di Napoli; tra questi, nelle fattezze di San Gennaro si riconoscono i tratti del volto del papa Paolo III Farnese, zio del cardinale Ranuccio. L’organo al lato opposto, collocato sulla  cantoria al di sopra della cattedra marmorea tardo gotica del 1376, fatta edificare dal Cardinale Bernardo III de Rhodez,  fu costruito dagli organari Pompeo e Martino Franco nel 1652 per disposizione del Cardinale Ascanio Filomarino. I portelli furono dipinti da Luca Giordano: aperti mostravano l’Annunciazione e chiusi gli altri Santi Patroni della Chiesa di Napoli. Anche questi portelli sono attualmente collocati in alto sulla parete nella crociera della sacrestia. Fastose decorazioni in legno intagliato con ricche  dorature sulle mostre dei due organi e le relative cantorie furono ordinate dal Cardinale Antonino Sersale nel 1770. Alla fine di quel secolo il Cardinale Giuseppe M. Zurlo volle aggiungere agli strumenti esistenti un piccolo organo collocato nel fondo dell’abside per accompagnare il canto dei Canonici e degli Ebdomadari. Nel 1843 il Cardinale Filippo Giudice commise all’organaro Quirico Gènnari la costruzione di un nuovo organo sulla cantoria soprastante il trono marmoreo, dotato di trentadue registri. Nel 1931 il Cardinale Alessio Ascalesi volle che si costruisse un nuovo strumento che fondesse i tre preesistenti. Per tale lavoro fu incaricato l’organaro G. Rotelli di Cremona: lo strumento unificato disponeva di sessanta registri sonori. Nel 1963 l’organo venne restaurato e arricchito di registri dagli organari eredi del Rotelli per disposizione del Cardinale Alfonso Castaldo: si ampliò il corpo fonico collocato dietro l’altare maggiore e se ne ampliò la facciata resa visibile sotto l’immagine della Madonna Assunta. Nel 1974 il Cardinale Corrado Ursi , in seguito ai lavori di restauro del complesso della Cattedrale, affidò il rifacimento dell’organo ai Fratelli Ruffatti di Padova. Fu costruita una nuova consolle con tre tastiere e pedaliera  collocata nel presbiterio. Le nuove esigenze degli spazi celebrativi richiamate dalla riforma liturgica conseguente il Concilio Vaticano II  e il degrado  dello strumento nel frattempo intervenuto, avevano reso urgente il  restauro dei tre corpi d’organo e la diversa collocazione del Positivo, spostandolo dal coro canonicale nel transetto perché fosse di sostegno al canto dei cori per la liturgia e per i concerti. L’intervento iniziato durante l’episcopato del Cardinale Michele Giordano e continuato e concluso dal Cardinale Crescenzio Sepe, ha comportato il restauro radicale dei due corpi sonori collocati sul pulpito e sul trono marmoreo e la creazione del terzo corpo sonoro, il Positivo,  interamente nuovo costituito da uno strumento autonomo a trasmissione meccanica,  collocato accanto al coro che anima le liturgie e guida l’assemblea, nel transetto della Cappella di S. Aspreno. Esso è dotato di due tastiere e di una pedaliera completa e di 19 registri reali per 1.315 canne ed è, inoltre, spostabile. La monumentale consolle del 1974, rispondente alle nuove esigenze, è stata posta nella crociera sotto l’arco trionfale di fronte al presbiterio ed è spostabile nel raggio di 20 metri; dotata di tre tastiere e della pedaliera,  essa comanda sia il nuovo Positivo meccanico posto nel transetto di S. Aspreno sia  gli altri due corpi. I lavori di restauro e di rifacimento sono stati eseguiti da Ponziano Bevilacqua, organaro abruzzese di Torre de’ Nolfi – L’Aquila. Anche  le casse lignee sono state restaurate e restituite allo splendore settecentesco delle modanature dorate sul fondo verde cielo. Così composto l’organo della Cattedrale dispone, ora, di 85 registri per un totale di 5.117 canne.   

 

Vincenzo De Gregorio

Organista

Docente del Conservatorio “S. Pietro a Majella” - Napoli

 

 

Disposizione fonica

 

Organo Corale

I Grand’Organo (61 note)

II Espressivo (61 note)

Pedale (32 note)

 

 

 

1 Principale 8’

8 Principale 4’

15 Subbasso 16’

2 Ottava 4’

9 Flauto in VIII 4’

16 Basso 8’

3 Superottava 2’

10 Flauto in V 2,2/3’

17 Ottava 4’

4 Mixture 4-5 file 1,1/3’

11 Corno di camoscio 2’

18 Tappato 4’

5 Sesquialtera 2,2/3-1,3/5

12 Duodecima 1,1/3’

19 Fagotto 16’

6 Flauto camino 8’

13 Cromorno 8’

 

7 Flauto matese 8’

14 Musetta regale 8’

 

 

Tremolo

 

 

Organo Maggiore

I Corale (61 note)

(1-14: Registri I e II tastiera dell’organo Corale, unite. Questi possono separarsi, assegnandoli a due differenti tastiere)

 

II Grand’Organo (61 note)

(a sinistra dell’altare)

III Recitativo (61 note)

(a destra dell’altare)

Pedale (32 note)

 

 

 

15 Principale 16’

33 Bordone 16’

56 Acustico 32’

16 Principale I 8’

34 Principale 8’

57-61 Pedale Organo Corale

17 Principale II 8’

35 Ottava 4’

62 Contrabbasso 16’

18 Ottava 4’

36 Forniture 6 file 2,2/3’

63 Basso 8’

19 Duodecima 2,2/3’

37 Eufonio 8’

64 Bassetto corale 4’

20 Decimaquinta 2’

38 Bordone 8’

65 Stopped Diapason 16’

21 Mixture 4-5 file 1,1/3’

39 Quintadena 8’

66 Gran quinta 10,2/3’

22 Cimbalo 3 file 1’

40 Flauto aperto 4’

67 Bordone 8’

23 Flauto aperto 8’

41 Flauto coperto 4’

68 Violone 16’

24 Bordone 8’

42 Nazardo 2,2/3’

69 Principale 8’

25 Flauto 4’

43 Ottavino 2’

70 Ottava 4

26 Cornetto 3 file

44 Larigot 1,1/3’

71 Ripieno 6 file 2,2/3’

27 Flauto coperto 4’

45 Terza di Flauto 1,3/5’

72 Contrabbasso 16’

28 Gamba 8’

46 Viola 8’

73 Basso 8’

29 Voce umana 8’ (dal Do2)

47 Salicionale 8’

74 Ottava 4’

30 Tromba 16’

48 Voce celeste 2 file 8’ (dal Do2)

75 Subbasso 16’

31 Tromba 8’

49 Coro viole 3 file 8’ (dal Do2)

76 Bombarda 16’

32 Tromba 4’

50 Fagotto 16’

77 Tromba 16’

 

51 Voce corale 8’

78 Tromba 8’

 

52 Tromba 8’

79 Tromba corale 4’

 

53 Oboe 8’

80 Campane

 

54 Clarone 4’

 

 

55 Campane

 

 

Tremolo

 

 

 

 

Angelo Castaldo è nato a Napoli nel 1973. Si è diplomato in Pianoforte, Organo e Composizione organistica, Clavicembalo, Musica Corale e Direzione di Coro.

Parallelamente agli studi musicali ha portato avanti anche gli studi universitari: ha infatti conseguito, con il massimo dei voti e la lode, la Laurea in Lettere Moderne presso l’Ateneo Federico II di Napoli, il Master in Musicologia e la Specializzazione Biennale in Filologia Musicale presso l’Università “Tor Vergata” di Roma. Ha vinto una Borsa di Studio della Regione Basilicata per i Seminari “Musica e Filosofia” di Potenza.

In qualità di organista solista ha suonato nei maggiori Festivals Organistici italiani ed all’estero: Polonia, Germania, Ucraina, Estonia, Finlandia, Francia, Inghilterra, Scozia, Svezia, Danimarca, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria, Spagna, Stati Uniti, Uruguay e, nel 2006, in Australia, nelle Cattedrali di St. Patrick e St. Andrew’s a Sydney.

Il 1° gennaio 2006 ha tenuto il “Concerto di Capodanno” nella Cattedrale di Washington (USA), trasmesso in diretta radiofonica nazionale, ed a cui RAI International ha anche dedicato uno “speciale”.

E’ stato invitato in giurie di Concorsi Organistici Internazionali ed ha tenuto Masterclasses in Polonia (Filarmonica di Danzica) e Russia (Università di San Pietroburgo).

            Giornalista – pubblicista dal 1993, è stato critico musicale del quotidiano “Napoli Sera” e collabora con il bimestrale “Arte Organaria e Organistica” delle “Edizioni Carrara” di Bergamo per la quale ha anche curato le prime edizioni a stampa e le revisioni critiche della “Fantasia a due organi” di M.E. Bossi, della “Sonata per organo” di G.B. Pergolesi e sta ultimando la revisione critica dell’integrale per organo (4 voll.) di G. Cotrufo. Per le edizioni “Eurarte” ha curato le prime edizioni di brani di Capocci, Napolitano, Marchetti, Gubitosi. Per le edizioni “Esarmonia” sta curando la pubblicazione della collana “Splendori del ‘700 napoletano” con oltre 50 brani per organo e cembalo di Pergolesi, Scarlatti, Fenaroli, Durante, Leo e Sigismondo. E’ autore, infine, di un trattato teorico-pratico sullo studio del Solfeggio e compositore di musiche per organo.

Ha registrato CD solistici in Germania, USA, Australia.

Già organista della Basilica di S. Chiara, è attualmente organista titolare e Maestro di Cappella del Tempio del Volto Santo, in Napoli.

E’ docente di Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio “G. P. da Palestrina” di Cagliari.

 

Angelo Castaldo is born in Naples (1973), and after his early musical studies gained a diploma in Piano, Organ, Harpsichord and Choir Direction. He graduated “cum laude” in Literature at University “Federico II” in Naples, also getting a master's degree in Musicology, a degree of doctorate in Music’s Philology at the University in Rome.

He has played in most important italian cities and in Europe: Germany, Poland, Ukraine, England, Scotland, Russia, Finland, Sweden, Norway, Estonia, Belgium, Czech Republic, France, Spain, Hungary, Denmark. In 2005 he has played also a tournèe in South America and in USA, including concerts in Chicago, Boston, Philadelphia, New York, San Francisco, Berkeley, and for the New Year’s Concert at National Cathedral in Washington. In 2006 he has played an extensive concert-tour in Australia, including a concert at St. Andrews and St. Patrick Cathedrals in Sydney.

He is frequently invited to be a jury member in several international competitions and has held masterclasses in Poland (Gdansk Philarmonic) and Russia (University of St. Petersburg).

A journalist since 1993, he was musical critic of daily “Napoli Sera” and the bimonthly “Arte Organaria e Organistica”.

He has edited the first pubblication of “Fantasia a due organi” by M.E. Bossi,  Sonata per organo” by G.B. Pergolesi, Opera Omnia per organo” by G. Cotrufo (Editions Carrara), many pieces of Italian  music from XX century (F. Capocci, F.M. Napolitano, E. Gubitosi, E. Marchetti) and a treatise on Music Theory.

He has recorded three Cd’s: on the Great Organ “Schwartz” (III/55) of the St.Blasien Dom (Germany), on the Great Organ at Washington National Cathedral and on the historical Kinlock’s organ (1870) at the St. Mark’s Anglican Parish – Hunters Hills (Sydney).

In addition Angelo Castaldo is the Artistic Director of most important “Organ Festival” in Campania (Italy).

He has been organist of St. Chiara’s Basilica and now is organist and Choirmaster of Volto Santo’s Sanctuary, one of the most important church in Naples.

He has taught at Conservatoires in Monopoli, Como, Turin, and now at the Conservatoire “G.P. da Palestrina” in Cagliari, as one of the youngest Organ professor of the Italian Music’s Conservatories.

 

 

Data di registrazione: 15 e 17 marzo 2011

Direzione Artistica: Emanuele Cardi

Assistenti ai registri: Adriana Palmieri, Pasquale Alessandro Grieco

Tecnico del suono e editing:  Mario Melara

 

DISCANTICA 243

http://www.discantica.it/

mailto:info@discantica.it

 



[1]   Vedi foto del frontespizio autografo.

[2]  Il brano (inedito) è stato ritrovato in veste autografa proprio nella biblioteca di Vincenzo Marchetti donata, alla sua morte, alla congregazione di suore “Piccole Ancelle di Cristo Re” di Napoli.

[3]  Unica fonte resta un libretto commemorativo pubblicato nel giugno 1989 a cura della moglie, Tina Quagliarella. Una pubblicazione ricca di testimonianze ed aneddoti raccontati da colleghi, amici, ex-allievi, ma piuttosto “avara” di notizie e riferimenti storici ben precisi.

[4] Per organo solista Marchetti scrisse anche Intermezzo barocco, anch’esso senza data, pubblicato in ristampa anastatica per le Edizioni “Eurarte”, Milano 2008 (a cura di Angelo Castaldo) ed altre composizioni citate in alcuni elenchi autografi dei suoi titoli artistici: Scherzo, Toccata, Fuga alla Bach. Di queste composizioni, purtroppo, si è perso traccia.

Grazie a questi elenchi si ottengono tuttavia alcuni preziosi riferimenti cronologici ante quem: la prima composizione di Marchetti è Salve regina per organo e soprano (1936); il Trittico è dei primi anni ’60; l’ Intermezzo barocco e gli altri brani per organo sono ascrivibili agli ultimi anni della sua vita.

[5] Il brano, edizioni dell’Accademia internazionale di Pontzen (Napoli), ci è giunto in poche copie, senza anno di pubblicazione.

[6]   Franco Michele Napolitano (1887 – 1960) fu esponente autorevole nel campo musicale a Napoli, dove, fatta eccezione per la breve presenza di M.E. Bossi al Conservatorio “S. Pietro a Majella” (1890 - 96), egli restò il principale riferimento in ambito organistico, ispirando, come vedremo, anche molte composizioni per organo a lui dedicate. Fu titolare dell’organo della Basilica del Carmine Maggiore a Napoli e docente di Organo al Conservatorio di Napoli dal 1931 al 1957. Tra i suoi migliori allievi proprio Enzo Marchetti, suo successore all’organo del Carmine Maggiore.

[7]  Le musiche raccolte nel volume erano state scritte espressamente in ricordo di Franco Michele Napolitano; furono eseguite la prima volta già nel 1965 presso la stessa sede della Fondazione e, poi, trasmesse anche dalla RAI. All’organo proprio Enzo Marchetti

[8] Emilia Gubitosi (1887-1972) era moglie di F.M. Napolitano, insieme al quale fondò, nel 1918, l’Associazione “Alessandro Scarlatti”, tutt’ora esistente.

[9] Antonio Cece (1907 – 1971), fratello di Alfredo, fu compositore e direttore d’orchestra molto noto nel ‘900. Fu docente di Armonia e contrappunto al Conservatorio “S. Cecilia” di Roma, dopo aver insegnato anche nei conservatori di Napoli e Palermo. Non ha lasciato alcuna composizione per organo solista.

[10]The piece (unpublished) has been found as its own autograph in the library of Vincenzo Marchetti donated, after his death, to the congregation of nuns "Little Servants of Christ the King" in Naples.

[11] See the picture of the autograph cover page, on p. 12 of this booklet.

[12] The only source is a commemorative  booklet published in June 1989  by his wife, Tina Quagliarella. A publication full of anecdotes and testimonials from colleagues, friends, former students, but rather "stingy" with news and very precise historical references.

[13] For Organ solo Marchetti wrote Intermezzo barocco, also undated, published in anastatic reprint for “Eurarte” Editions, Milano 2008 (by Angelo Castaldo) and other compositions quoted in some autographed lists of his artistic titles: Scherzo, Toccata, Fuga alla Bach.

Of these compositions, unfortunately, we have “lost track”.

Thanks to these lists, however, some precious historical references ante-quem are obtained : the first composition of Marchetti is Salve Regina for soprano and organ (1936), the Trittico is of the early 60s, Intermezzo Barocco and other pieces for organ are attributable to the last years of his life.

[14] The piece, published by the International Academy of Pontzen (Naples), has come to us in few copies, without the year of publication.

[15] Franco Michele Napolitano (1887 - 1960) was an authoritative leader in the “musical life”

in Naples, where, except for the brief presence of ME Bossi at the Conservatory "S. Pietro a Majella "(1890-96), he remained the main reference in the field of organ, inspiring, as we shall see, many organ compositions dedicated to him. He was the main organist of the Basilica of Carmine Maggiore in Naples, and Professor of Organ at the Conservatory of Naples from 1931 to 1957. Among his best students just Enzo Marchetti, his successor at the organ of Carmine Maggiore.

[16]The pieces of music collected in the volume had been written specifically in memory of Franco Michele Napolitano, and were first performed in 1965 in the same centre of the Foundation and later also broadcast by RAI. The organist was just Enzo Marchetti.

[17] Emilia Gubitosi (1887-1972) was F.M. Napolitano’s wife, together they founded, in 1918, the Association "Alessandro Scarlatti", which is still existing.

[18] Antonio Cece (1907 - 1971), Alfredo’s brother, was a composer and conductor well known in ‘900.  After teaching at the conservatories of Naples and Palermo, he was professor of harmony and counterpoint at the Conservatory "S. Cecilia" in Rome, He did not leave any composition for organ solo.