BDI 242

Gellio Benvenuto Coronaro (1863-1916)

Musica da camera - Chamber music

Enrico Zanovello, organo/direttore - Coro Andrea Palladio - Giovanni Guglielmo, Matteo Marzaro, violino - Davide Zaltron, viola - Federico Toffano, cello - Fernando Scafati, piano - Elisabetta Tandura, soprano

71' 13''

DDD

(1 CD)

 

 

 

track

compositore e titolo

    durata     

 

1

Gellio Benvenuto Coronaro - Preghiera della sera per organo, piano e archi  

6' 15''

 

2

Gellio Benvenuto Coronaro - Quartetto per archi: Allegro deciso  

7' 5''

 

3

Gellio Benvenuto Coronaro - Quartetto per archi: Andante sostenuto  

6' 26''

 

4

Gellio Benvenuto Coronaro - Quartetto per archi: Scherzo  

4' 41''

 

5

Gellio Benvenuto Coronaro - Quartetto per archi: Allegro moderato  

8' 47''

 

6

Gellio Benvenuto Coronaro - Toccata per organo  

4' 11''

 

7

Gellio Benvenuto Coronaro - Gavotta per organo  

5' 8''

 

8

Gellio Benvenuto Coronaro - Marcia religiosa per organo  

3' 20''

 

9

Gellio Benvenuto Coronaro - Notturno per pianoforte  

4' 12''

 

10

Gellio Benvenuto Coronaro - Tanze Traum per pianoforte  

4' 54''

 

11

Gellio Benvenuto Coronaro - Romanza Follia di dolore per canto e pianoforte  

4' 51''

 

12

Gellio Benvenuto Coronaro - Romanza La margherita per canto e pianoforte  

2' 24''

 

13

Gellio Benvenuto Coronaro - Serenata per canto e pianoforte  

2' 48''

 

14

Gellio Benvenuto Coronaro - Madrigale voi che volete che v'ami per coro a 5 voci  

5' 33''

 

 

IL MUSICISTA VICENTINO

GELLIO BENVENUTO CORONARO (1863-1916)

di Vittorio Bolcato

 

 “Lego in questo volume / Pria, che in oblìo non caschi / travolto dentro un fiume. / Il ricordo dei fiaschi / E pur serbo alla storia / dolori e gloria...”.

Con questi versi il vicentino Gellio Benvenuto Coronaro apriva una sua raccolta di “ritagli di giornali parlanti sulle opere musicali di Gellio Coronaro”. Come successe per altri musicisti anche per Gellio B. Coronaro caddero in oblìo tutte le sue composizioni. Questa incisione vuole essere un saggio delle sue musiche cameristiche accanto a qualche pagina d’organo.

Gellio Benvenuto nacque a Vicenza il 30 novembre 1863 da Luigi Coronaro e da Anna Cattaneo; dotato di talento precoce, come i suoi fratelli Antonio (29 giugno 1850-24 marzo 1933) e Gaetano (18 dicembre 1852-5 aprile 1908) fu avviato allo studio della musica da Francesco Canneti. A 9 anni è organista richiestissimo nelle chiese vicentine e a 13 anni è applaudito direttore del “Barbiere di Siviglia” nel Teatro di Arzignano. A 15 anni pratica il teatro facendo il maestro sostituto dei cori e ha la soddisfazione di vedere pubblicata a Venezia dall’editore Zandiri la sua prima composizione: “L’Orfanella” romanza per soprano e pianoforte su testo del conte Antonio Balbi.

Desiderando perfezionare la sua formazione musicale in conservatorio, ma non disponendo di mezzi finanziari, nel 1882 a 17 anni, grazie ad alcuni benefattori e ad un  sussidio annuo accordatogli dall’Amministrazione Comunale di Vicenza, potè entrare nel Liceo musicale di Bologna, dove fu allievo dei maestri Federico Parisini, Alessandro Busi e Luigi Mancinelli. Il 24 giugno 1883, al termine dell’anno accademico, ricevette il “Gran Premio in contrappunto e composizione” e l’anno successivo, sempre a Bologna, conseguì il diploma in pianoforte.

Conclusi gli studi, intraprese una brillante carriera di concertista pianistico esibendosi a Nizza, Cannes, Montecarlo, Marsiglia, Parigi e in altre città, stringendo amicizia con Rubistein, Piatti, Massenet, Liszt, Brahms, Hans von Bülow, Richter e Reichmann. La sua attività di direttore d’orchestra iniziò nel 1884 quando, per dirigere la sua “Sinfonia Georgica” in programma per la Società Felsinea di Bologna, il maestro Mancinelli gli cedette la bacchetta. La sinfonia fu riprodotta al Liceo musicale di Bologna dove ottenne grande successo tanto da essere subito “bissata”. Nel 1893 Gellio Benvenuto Coronaro si aggiudicò con “Festa a Marina” il 3° Concorso indetto dall’editore Edoardo Sonzogno per un’opera in un atto, la giuria era composta da Amintore Galli, Giovanni Bolzoni e Ruggero Leoncavallo. La relazione della commissione esaminatrice del concorso espone i criteri di premiazione:

“...il concorso voleva conservate le tradizioni feconde della scuola italiana in ordine al suo progresso evolutivo, scuola che si propone la estrinsecazione del sentimento e di conseguire la espressione della verità drammatica pur attenendosi alla purezza del linguaggio musicale per eccellenza la melodia ed alla bellezza affascinante del canto vocale accogliendo nel tempo stesso nel dramma musicale la ricchezza armonica e strumentale ed i principii intorno alla forma propri dell’arte rinnovata...”;  la commissione non accoglieva nei lavori dei concorrenti “le pretese imitazioni del concetto drammatico e del polifonismo wagneriano in specie da parte di chi delle teoriche e del sistema tedesco riformatore mostra di avere nulla compreso...Non si imita Wagner con interminabili sequele di formule strumentali destituite di senso tonale e ritmico: non è negligendo la castigatezza della trama armonica o contrappuntistica nè con persistente evocare un dato disegno musicale o facendo malgoverno dell’arte vocale, nè trascurando la logica nella connessione delle frasi musicali o rinnegando ogni forma lirica che si segue o si rende omaggio a chi osservò sempre le più rigorose leggi della sana estetica”. La “Festa a Marina” del Coronaro rispettava compiutamente il pensiero della commissione, tanto che Galli, definì il vincitore “il mago della musica”. Dopo la première italiana al Teatro la Fenice di Venezia ebbe repliche trionfali in diversi teatri italiani e stranieri: fra quest’ultimi, notevoli i successi di Graz, di Vienna, di Francoforte e di Berlino. Nello stesso anno (1893), a Messina, fu rappresentata la sua operetta “Minestrone napoletano”. 

L’editore Sonzogno commissionò al giovane autore vicentino un secondo melodramma in due atti “Claudia” che andò in scena nel 1895 al Teatro Lirico di Milano e a Biella eseguito per il centenario di Pietro Micca. Il Coronaro, dopo i successi trionfali della “Festa a Marina” aveva abbandonato la produzione operistica privilegiando l’attività di direttore d’orchestra e di didatta.

Il maestro non aveva del tutto abbandonato la composizione; lo dimostrano le numerose arie e romanze di vario genere e colore pubblicate da Ricordi e Sonzogno e apprezzate in Italia e all’estero. Era comunque una produzione musicale circoscritta ai salotti che frequentava con una certa assiduità piuttosto che dedicata al teatro. La sua produzione musicale si estendeva anche alla musica da camera, con quartetti, quintetti e alla musica sacra.

Il favore che l’operetta incontrava agli inizi del XX secolo contagiò anche il Coronaro che compose il suo “Bertoldo” l’astuto e sciancato personaggio popolare italiano (libretto di Maurizio Basso). L’operetta, diretta da Adriano Battaglini, fu rappresentata nel 1910 al Teatro Lirico di Milano e fu apprezzata per “la profusione di musica, buona musica,  ricca di melodia suggestiva, italiana...”.  Un pubblico sceltissimo, fra il quale furono notati i maestri Puccini e il vicentino Orefice, decretò il successo vivissimo del “Bertoldo”;

Il  ciclo operoso della produzione del Coronaro comprende anche “Fragoletta” un’altra operetta scritta nel 1911 e poi l’inno a Vincenzo Bellini, l’inno per Pietro Micca, il “Gran inno per l’incoronazione di Leone XIII” e l’inno per il Touring Club Italiano composto nel 1905 e dallo stesso diretto con 500 esecutori nel Castello Sforzesco di Milano; Il maestro non aveva abbandonato la sua attività di organista, esibendosi in concerti e componendo una decina di pezzi per organo. Per un concerto d’organo del 22 luglio 1911 aveva messo in programma: il preludio e fuga in la minore e la fuga in do# minore tratti dal “Clavicembalo ben temperato” di J.S. Bach, la IV sonata di Mendelssohn, la marcia trionfale di Semms, un preludio di Bossi e due suoi brani tratti dai “10 pezzi per organo”. 

Gellio Benvenuto Coronaro, rimasto vedovo, si risposò ed ebbe due figli. Morì a 53 anni a Milano il 16 luglio 1916.

 

 

 

 

 

 

L'organo

Grancona, Chiesa parrocchiale di S. Pietro Ap.

 

Il grande organo della chiesa parrocchiale di Grancona è ubicato in cantoria sopra la porta maggiore della chiesa in cassa monumentale.

Lo strumento si rifà all’estetica Veneta dell’ottocento, dal prospetto semplice, lineare ad unica campata strutturata tra due lesene pensili  laterali con capitelli corinzi, la cassa è chiusa da una cornice trabeata con fastigio floreale.

Le 27 canne di facciata egregiamente eseguite in stagno finemente lavorato sono disposte a mitria centrale con ali ascendenti e bocche allineate.

Lo strumento, del 1897 opus 106 dei fratelli Zordan, è probabilmente tra i più prestigiosi del suo periodo, in ottimo stato di conservazione.

Questo pregevole capolavoro eseguito con grande abilità professionale illustra il concetto ancora molto classico , tradizionale in cui gli artigiani lavoravano, nonostante l’imminente riforma Ceciliana.

L’organo è stato restaurato da Romain Legros nel 2005.

 

Composizione fonica

 Prima  tastiera

 (grand’organo)

Seconda tastiera

(organo di risposta)

Principale 16’

Principale 8’

Principale 8’

Bordone 8’

Ottava 4’

Ottava 4’

Bordone 8’

Viola 4’

duodecima

Flauto in selva 4’

decimaquinta

Ripieno3 file

Ripieno 4 file

Oboe 8’

Flauto 4’

Pedale

Flautino 2’

Bordone 16’

Dulciana8’

Contrabbasso 2 file

Unda maris 8’

Ottava 8’

Tromba 8’

Bombardone 8’

 

Timpani

 

 

 

 

Le tastiere constano di 56 note, dal C 1 al g 5 cromatiche, in legno di abete ricoperte di osso per i diatonici e di ebano per i cromatici.

La pedaliera, leggermente concava consta di 27 note, dal C1 al d3.

I pedalini per l’azionamento degli accessori, sono collocati sopra la pedaliera a movimento verticale ed incastro laterale, corrispondente alle targhette disposte nello stesso ordine, sopra le tastiere.

Disposte in questo ordine, da sinistra verso destra:

Unioni manuali,Unioni tasti pedale, ripieno forte, terzamano,Timballo.

 

 

 

Registrazione: Maggio 2010. 

 

Ringraziamenti

don Giuseppe Tassoni

Mario Lanaro per la collaborazione

Alberto Barbetta per l’assistenza all’organo

Il Conservatorio di Vicenza

 

 

DISCANTICA 242

 

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