BDI 236

Wolfgang Amadeus Mozart

Requiem KV 626 (completed by F.X. Sussmayr) - Ave Verum Corpus KV 618

Fabio Ciofini,direttore - Accademia Hermans - Coro Canticum Novum di Solomeo - Marinella Pennicchi, soprano - Gloria Banditelli, mezzosoprano - Mirko Guadagnini, tenore - Sergio Foresti, basso

50' 18''

DDD

(1 CD)
€ 17.50

 

track

compositore e titolo

    durata     

 

1

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Requiem  

4' 40''

 

2

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Kyrie  

2' 39''

 

3

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Dies irae  

1' 52''

 

4

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Tuba mirum  

3' 21''

 

5

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Rex Tremendae  

1' 53''

 

6

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Recordare  

5' 27''

 

7

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Confutatis  

2' 15''

 

8

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Lacrimosa  

3' 0''

 

9

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Domine Jesu  

3' 29''

 

10

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Hostias  

3' 44''

 

11

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Sanctus  

1' 22''

 

12

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Benedictus  

4' 32''

 

13

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Agnus Dei  

2' 56''

 

14

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Lux aeterna  

2' 54''

 

15

Wolfgang Amadeus Mozart - Requiem KV 626: Cum sanctis tuis  

2' 36''

 

16

Wolfgang Amadeus Mozart - Ave Verum Corpus KV 618  

3' 27''

 

Programme notes in japanese

 

Il Requiem di Mozart: miti e verità

 

“L'incarico di comporre una messa funebre era certamente un fatto ordinario per un compositore vivente nel 1791. Se però il compositore è un Mozart, se il committente (disposto peraltro a pagare senza discussioni una cifra non da poco) rimane segreto, servendosi di un “messaggero”, se poco dopo la commessa sopravviene una malattia, se la malattia diviene mortale, se pertanto questa diventa l'ultima opera del compositore e se addirittura egli non riesce a terminarla prima della morte le cui cause la medicina di quel tempo non è in grado di chiarire, allora una commissione del genere si carica di significati sinistri che possono scatenare, e di fatto scatenano, una proliferazione di leggende che tuttora colorano con la loro luce, o la loro ombra, questo Requiem[1]”. Prendo in prestito questa efficace catena di “se” dall'edizione italiana di uno dei più autorevoli studi sull'estrema partitura mozartiana, per introdurre un percorso che – non può essere altrimenti in questa sede – si propone molto sinteticamente di essere un semplice spunto alla ri-lettura di una delle pagine più amate ed eseguite dell'intera storia musicale. Nonostante – va detto – qualche pervicace fraintendimento, che poggia sulle fumose basi dell'inganno storico per arrivare a diventare vera e propria trasfigurazione letteraria nelle pagine di Puškin (o nella pellicola di Forman, se preferite).

Eccovi dunque questo percorso: dal mito all'arte, attraverso la verità storica, nella struttura di una classicissima forma-sonata.

 

Esposizione: il mito

Nasce da subito, all'interno della stessa “cerchia mozartiana”. C'è da subito uno “sconosciuto messaggero” (unbekannt), che qualcuno vuole “vestito di grigio” e che consegna una lettera “senza firma”, in cui un committente che vuole restare anonimo richiede la composizione di un Requiem. C'è da subito anche il presagio della fine, in quel “Requiem che componeva per se stesso”, e di una fine violenta (“Ho una sensazione troppo forte – proseguì – non ne ho per molto: mi hanno avvelenato! E' sicuro![2]). C'è, in più, anche il frutto più ingegnoso di un ventennio di invenzioni: una (finta) lettera di Mozart stesso, che confesserebbe in data 7 settembre 1791 a Lorenzo Da Ponte[3] i dettagli della misteriosa committenza e sinistri presagi sulla sua fine. Documenti, in sintesi, che tendono ad accreditare presso i contemporanei l'autenticità della partitura e la sua funzione di “testamento spirituale”. Ma c'è, soprattutto, l'accurata regia di Constanze a tessere mirabilmente i fili di tanto fitto mistero.

 

Sviluppo: la storia (quella vera)

Già: Constanze. Suoi sono gli interessi maggiori nello spacciare per autografa una partitura che lo è solo in parte, avvolgendola nella nota aura di mistero. Ma veniamo ai fatti: tra l'agosto e il dicembre del 1791 Mozart lavora al Requiem, probabilmente sospendendone la composizione a metà agosto, per recarsi a Praga per l'allestimento de La Clemenza di Tito, e riprendendola a fine novembre. La committenza, giunta attraverso un messaggero (Leitgeb, o più probabilmente Puchberg, entrambi fratelli massoni e tutt'altro che “unbekannt” per Mozart) arriva da parte del conte Franz von Walsegg-Stuppach che avendo perso la giovanissima moglie il 14 febbraio, voleva dedicare alla sua memoria una messa funebre che avrebbe spacciato per sua: un artificio che il conte era solito usare, come a Vienna ben si sapeva[4]. Per questo Walsegg era disposto a pagare 50 ducati (quasi quanto Mozart aveva guadagnato con Le nozze di Figaro). Cifra che faceva certamente gola a un compositore costantemente in balìa di problemi finanziari, ma che forse non bastava a superare le difficoltà che una commissione in tali termini doveva procurare. Perché – a quel punto – a Mozart si poneva un altro problema: quale Requiem – dovendo cederne la paternità ad altri – scrivere[5]? Fatto questo su cui, forse, non si è ancora riflettuto abbastanza e sul quale riportiamo qui l'intuizione di Piero Buscaroli[6], il quale sostiene che, ben lungi dal morire con la penna in mano[7], Mozart si “baloccasse” in vari modi (il Concerto per clarinetto, per esempio) pur di non finire quel lavoro, che, in realtà, non voleva finire. E inoltre: sarebbe stato ben difficile per Mozart abbassarsi al livello di Walsegg, almeno quanto per Walsegg innalzarsi a quello di Mozart. Quanto ai termini della committenza, plausibile leggerli come la più cocente umiliazione della sua carriera, ben più della pedata del conte d'Arco. Un'umiliazione certamente imbarazzante da confessare a Constanze, la quale, lungi dall'essere l'angelo senza il quale Mozart “non faceva un passo[8]”, era forse effettivamente all'oscuro, almeno in una fase iniziale, di tutta la faccenda. Fatto sta che, morto il 5 dicembre il compositore (e anche su questo episodio i miti prolifereranno[9]), il Requiem “di Mozart” viene eseguito il 2 gennaio 1793 in una serata organizzata dal barone van Swieten in favore di Constanze e dei suoi figli (Wien, Jahn-Saal), mentre quello “di Walsegg” debutta il 14 dicembre dello stesso anno, nella Neuklosterkirche di Wiener Neustadt, sotto la direzione del committente/“autore”, al quale la partitura viene consegnata dalla vedova Mozart come opera compiuta. E così in effetti è, se si tralascia il piccolo dettaglio che la “compiutezza” del Requiem è frutto del lavoro di un laboratorio, in cui si alternarono gli allievi più vicini al maestro: Franz Jakob Freystädtler, Maximilian Stadler, Joseph Eybler e, soprattutto, Franz Xaver Süßmayr. A quest'ultimo si deve il lavoro che, nella maggior parte dei casi, ancora oggi ascoltiamo[10] e nel quale le sezioni ritenute autografe mozartiane sono state, nel tempo, mano a mano ridotte all'Introitus, alle parti vocali, al basso e qualche entrata strumentale del Kyrie, della Sequenza e dell'Offertorium[11], evidenziando interventi sempre più massicci nel corso dello svolgimento della lacunosa partitura[12]. Interventi che furono in realtà presto smascherati: nel 1793 si colloca l'“incidente” Schlichtegroll[13], a cui Constanze cerca ancora di opporre la sua versione dei fatti, nel 1800 arriva, infine, la lettera di Süßmayr, a chiarire, con un gesto di orgoglio forse inaspettato, il proprio ruolo nella paternità del Requiem[14].

 

Ripresa: l'arte (un ritorno al mito?)

Assodate, quindi, le verità della storia, è l'arte a tornare sulla vicenda. Così, proprio quando il giallo del Requiem pare quietarsi[15], è Aleksandr Puškin a confondere di nuovo le acque. La sede è letteraria: la “piccola tragedia” Mozart e Salieri, inizialmente intitolata Invidia, viene pubblicata nel 1832. Qui non solo il Requiem torna a essere motore di trasposizioni fantastiche, ma un ulteriore tassello, quello dell'implicazione nella morte di Mozart dell'italiano Antonio Salieri, si inserisce nel dramma, finendo per aggiungere mitologia a mitologia. Che Salieri non sia stato l'assassino di Mozart – e che peraltro Mozart non sia stato ucciso – è fuori d'ogni ragionevole dubbio[16]. Ma sta di fatto che dopo essersi macchiato del letterario omicidio nelle pagine del grande scrittore russo (e nella bella operina che Nikolaj Rimskij-Korsakov ne trasse nel 1898), il maestro di Legnago campeggia come alter-ego negativo del genio salisburghese (non più assassino, ma ciecamente roso dall'invidia; simbolo di una strenua dedizione all'arte, contro il talento puro e immeritato) ancora nelle due maggiori “conseguenze” della “piccola tragedia”: il testo teatrale Amadeus di Peter Shaffer[17] e l'omonimo film di Miloš Forman[18], da questo a sua volta tratto. E di nuovo, contro qualsiasi razionalità storica, torna l'immagine del messaggero vestito di grigio, il mistero perfettamente intatto del committente anonimo e di una partitura sulla quale il genio romanticamente si consuma: quel fosco presentimento di morte contro il quale il Mozart di Forman può solo far risuonare la sua beffarda risatina.

 

Si torna insomma, come in una perfetta forma-sonata, al punto di partenza.

 

Silvia Paparelli

 

Mozart's Requiem: Myths and Truths

 

“The commission to compose a requiem mass was certainly a common occurrence for a composer living in 1791. But if the composer in question is Mozart, and if the client (moreover willing to pay a not insignificant fee without qualms) remains secret, if he uses a 'messenger', if after the order an illness occurs, if the illness becomes mortal; if, consequently, this becomes the composer's last work; and if he is not able to complete it before his death, which medical knowledge of that time could not explain, then such a commission becomes imbued with sinister meanings which could, and in fact did, set off, a proliferation of legends which still colour this Requiem – with their light or with their shadows.1 I shall borrow this effective “if” chain from the Italian edition of one of the most authoritative studies on Mozart's last work, to introduce a journey which – could not be otherwise in this instance – is, in short, put forward as a simple starting point for a re-reading of one of the most loved and performed works in music history. Nonetheless – we should add – there have been a few obstinate misunderstandings, based on obscure historical deception, transformed into literature by Pushkin (or the film by Forman, if you prefer). Here is the journey: from myth to art, through historical truth, in the form of a very classical sonata form.

 

Exposition: the myth

 

This began immediately, within Mozart's own artistic circle. It started off with an “unknown messenger” (unbekannt), apparently “dressed in grey” who delivered an “unsigned” letter, in which a client who wished to remain anonymous requested the writing of a Requiem. From the start there is also a premonition of the final outcome in that “Requiem which he composed for himself”, and of a tragic ending (“I have a very strong feeling – he continued – that I don't have much time left: they've poisoned me! I'm sure of it!”2). There are also the clever results of approximately twenty years of inventiveness: a (false) letter written by Mozart himself to Lorenzo Da Ponte3, dated 7 September 1791, where he confesses the details of the mysterious commission and the sinister premonitions about his death. In summary, such documents tend to corroborate, among contemporaries, the authenticity of the score and its function as a “spiritual legacy”. However, and above all, there was Constanze's intervention: her careful, admirable and intricate weaving of threads of mystery.

 

Development: the (true) story

 

Constanze's main interests were to pass off as an authentic autograph score, one which was only partially so, enshrouding it in mystery. But let us look at the facts. Between August and December 1791 Mozart worked on the Requiem, probably putting off the composition till mid-August to go to Prague for a performance of La Clemenza di Tito, and starting again at the end of November. The commission, delivered by a messenger (Leitgeb, or more probably Puchberg, both Freemasons and anything but “unbekannt” to Mozart) arrived on behalf of Count Franz von Walsegg-Stuppach who having lost his very young wife on 14 February, wanted to dedicate a requiem mass to her memory, which he would pass off as his own: a stratagem the count often used, as was well-known in Vienna4. Walsegg was ready to pay 50 ducats (almost the amount Mozart received for his The Marriage of Figaro). It was a sum which was certainly enticing to a composer who was constantly in financial difficulty, but was perhaps not enough to overcome the difficulties which such a commission would entail. Why - at that point - did Mozart make a problem out of whose Requiem – having to cede the authorship to others – he would compose5? Perhaps there has not been enough reflection on this fact, and therefore we refer to the insight of Piero Buscaroli6, who sustains that, long before dying with his pen in his hand7, Mozart “amused himself” in various ways ( the Clarinet Concerto, for example); yet he did not complete it, and, in reality, he did not want to. Furthermore: it would have been very difficult for Mozart to lower himself to Walsegg's level, at least as difficult as it would have been for Walsegg to rise to Mozart's. As for the terms of the commission, it is plausible to see them as the greatest humiliation of his career, even more than the kick by Count d'Arco. This was certainly too humiliating for Mozart to tell Constanze, who, far from “following his every step”8, was perhaps actually in the dark about the whole occurrence. The fact remains that, after his death on 5 December (and myths proliferate about this episode as well9), “Mozart's” Requiem was performed on 2 January 1793 at a soirée organized by the Baron van Swieten for Constanze and her children ( Wien, Jahn-Saal). “Walsegg's” was performed for the first time on 14 December of the same year, in the Neuklosterkirche in Wiener Neustadt, conducted by the client and “composer”, to whom the score was given by Mozart's widow as a completed work. And so it was, if one omits the small detail that the “completion” of the Requiem was a result of the collaboration of a workshop of Mozart's closest students: Franz Jakob Freystädtler, Maximilian Stadler, Joseph Eybler and, above all, Franz Xaver Süßmayr. To the latter we owe the work which, in most cases, we still hear today10. The sections regarded as Mozart's own have been, in time, reduced to the Introitus, the vocal parts, the bass and a few instrumental entrances in the Kyrie, Sequenza and Offertorium11, which illustrates that there was increasingly more intervention during the course of the incomplete score12. These interventions were in reality quickly disclosed. In 1793 there was the Schlichtegroll13 incident, where Constanze again tried to put forward her version of what happened. Finally, in 1800, Süßmayr wrote a letter declaring - with perhaps some unexpected pride - his own role in the composition of the Requiem14.

 

Recapitulation: art ( a return to the myth?)

 

Once the facts of the story have been ascertained, art returns to the plot. So, just when the mystery of the Requiem appears to be abating15, Alexander Pushkin clouds the issue once again. His means are literature: the “short tragedy” Mozart and Salieri, originally called Envy, was published in 1832. Here not only does the Requiem return to being the motor of imaginary transpositions, but a further detail: the involvement of Anotnio Salieri in the death of Mozart, is added to the drama, superimposing mythology on mythology. It is without a doubt that Salieri did not murder Mozart – and that moreover, Mozart was not killed16. But the fact remains that after being sullied by the “literary” homicide from the pages of the great Russian writer (and in the pretty little opera Nikolai Rimsky-Korsakov drew from it in 1898), the composer from Legnago stands out as the negative alter ego of the genius from Salzburg (no longer an assassin, but blindly consumed by envy: a case of indefatigable dedication to one's art versus pure and undeserved talent). This reappears in the two major “consequences” of the “short tragedy”: the theatrical work Amadeus by Peter Shaffer17 and the film of the same name by Miloš Forman18. Again, contrary to any historical logic, the image of the messenger dressed in grey returns, the perfectly unsullied mystery of the anonymous client and the score which romantically consumed Mozart: that gloomy foreboding of death to which Forman's Mozart could only resound his mocking laughter.

 

In short, we return to the point of departure, as in perfect sonata form.

 

 

 

MARINELLA PENNICCHI – soprano, si è diplomata in Canto lirico al Conservatorio di Perugia, sua città natale e si è perfezionata artisticamente con il maestro Lajos Kozma; dopo aver portato a termine gli studi universitari, ha intrapreso l’attività concertistica e lirica dedicandosi soprattutto al repertorio barocco e preromantico a lei particolarmente congeniale.

 

Vincitrice e finalista di concorsi di Canto nazionali ed internazionali, ha partecipato alle stagioni operistiche di importanti teatri in Italia ed all’estero; la sua intensa attività concertistica l’ha portata nelle principali città europee dove ha cantato per prestigiose istituzioni musicali sotto la direzione di alcuni tra i migliori specialisti della musica barocca internazionale (Giovanni Acciai, Rinaldo Alessandrini, Fabio Biondi, Fabio Bonizzoni, Alan Curtis, Diego Fasolis, Gabriel Garrido, Roberto Gini, Jean Claude Malgloire, Jordi Savall, Sergio Vartolo...)collaborando più volte con l’Orchestra del Settecento” diretta da Franz Brüggen e con gli “English Baroque Soloists” diretti da Sir John Eliot Gardiner.

 

Ha registrato per le più importanti emittenti radio-televisive europee ed ha inciso per Antes-Concerto, Amadeus, Archiv DGG, Arts, Bongiovanni, Chandos, Harmonia Mundi, Naxos, Nuova Era, Opus 111, Philips, Symphonia, Stradivarius, Tactus…

 

Dal 1989 è docente di Poesia per musica e drammaturgia musicale al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano; qui tiene anche corsi di Prassi vocale barocca collaborando con il Laboratorio di Musica antica per seminari d’interpretazione e per la storia dei principali metodi e trattati di Canto.

 

www.marinellapennicchi.com

 

GLORIA BANDITELLI, mezzosoprano di Assisi, è diplomata in Canto presso il Conservatorio                                   

di Perugia.  Nel 1979 ha vinto il Concorso del Teatro Sperimentale di Spoleto,debuttando in

“Cenerentola” di Rossini  e “Didone ed Enea”di Purcell.Ha cantato nei maggiori Teatri italiani

quali La Scala (Nozze di Figaro,Otello,Il turco in Italia,Oberon,La fiaba dello Zar Saltan,La pietra del paragone,L’occasione fa il ladro,Sonnambula,Manon), La Fenice( Lucrezia Borgia,Le portrait de Manon, Orfeo),il Teatro Comunale di Firenze(Eugenio Onegin, Jenufa,Gianni Schicchi),il Teatro Comunale di Bologna (Mosè,La molinara,Linda di Chamounix),l’Opera di Roma(L’occasione fa il  ladro,Conte Ory) ecc.sotto la direzione dei M°  C.Abbado,R.Muti,C.Kleiber,G.Gavazzeni,L.Maazel

D.Gatti,ecc.

Nel campo della musica da camera ha cantato per la Radiotelevisione italiana,l’Accademia di S.Cecilia, di Roma,la Società del Quartetto di Milano,,Settembre Musica di Torino,il Maggio Musicale Fiorentino,gli Amici della Musica di Perugia, di Palermo,la Società Aquilana dei Concerti.

Ha partecipato a numerosi Festivals,quali il Festival Rossini di Pesaro(Cantate inedite di Rossini, Il Turco in Italia),Festival Donizetti di Bergamo(Lucrezia Borgia),Ravenna Festival (Il matrimonio segreto,Elias di Mendelsshonn, Petite Messe Solennelle  di Rossini,Magnificat e Gloria di Vivaldi),

Bologna Festival (Cantate di Vivaldi, Arie Musicali di Frescobaldi),di  Marrachech per Radio France(Requiem di Verdi), Sagra Musicale Umbra(Resurrezione di Haendel)Festival di Edinburgh

(La pietra del paragone,Orfeo), Veneto Festival (Missa solemnis di Beethoven,  Juditha Triumphans, Gloria di Vivaldi),Festival Haendel di Goettingen,di Utrecht,ecc.

Specializzata nel repertorio barocco,ha preso parte a numerose opere e concerti,sotto la direzione di

specialisti,quali J.Savall G:Leonhardt, F.Brueggen,R.Jacobs, A.Curtis, F.Biondi, R.Clemencic,

G.Garrido  al Concertgebouw  e Opera di Amsterdam,al Théatre du Chatelet, des Champs Elysées

E Operà Garnier di Parigi,al Musikverein di Vienna,alla Neue Philarmonie di Colonia, Alte Oper di Francoforte,al Megaron di Atene, Operà Garnier di Montecarlo,Teatro di Innsbruck,di Nancy,di Montpellier, di Berkeley,Houston.

Nel ’93 ha compiuto una tournée in Giappone con il Teatro Comunale di Bologna.  Nel ’98 ha partecipato al Festival di Salisburgo con i Solisti Veneti di C.Scimone e con la Capella Reyal de Catalunya di J.Savall. Nel ’99 ha tenuto un recital barocco al Konzerthaus di Vienna.

Ha effettuato registrazioni per la Rai,Radio France,WDR tedesca,BBC inglese,ORF austriaca,la Radio Svizzera , Olandese,Belga,Polacca.

Ha inciso dischi per la EMI, DECCA,Harmonia Mundi ,Denon Columbia, Nuova Era ,Hungaroton,

Opus111, Astrèe, Ricordi,Antes,Nighttingale,Stradivarius,ARTS,Glossa,Bongiovanni,Tactus,K617,

Naxos, Virgin, Chaconne, Alia Vox,La Bottega Discantica,Paragon,Amadeus.

Svolge attività didattica presso il Conservatorio di Vicenza e presso l’Istituto Briccialdi Di Terni con corsi di Canto Barocco,oltre ad effettuare vari Master presso il Conservatorio di Pesaro,Firenze,

Cosenza,Potenza,Trapani,Bologna.

 

MIRKO GUADAGNINI - tenore

 Grazie alla sua voce calda e versatile, il suo repertorio spazia dalla musica barocca a quella liederistica, passando da Mozart  fino alla specializzazione britteniana e di autori contemporanei.

A partire dal 1998, quando si aggiudica il concorso e debutta con l‘As.Li.Co, la sua carriera è tutta in ascesa: esordisce in opere come Don Giovanni, Il flauto magico, Gianni Schicchi, The Rake’s progress, Il pirata, Il matrimonio segreto, L’Otello di Verdi, collaborando con direttori di fama mondiale come Riccardo Muti, Marcello Viotti, Bruno Campanella, R. Abbado, M. Whun Chung, D. Renzetti, E. Pidò, J. E. Gardiner,

M.Panni. La sua carriera solistica lo porta a cantare nei teatri più importanti come il Teatro alla Scala,

Chatelet a Parigi, Nazionale di Praga, Regio di Torino, Cuvilliès di Monaco di Baviera, Opèra di Lione, Opera di Seoul, Opèra di Montecarlo, La Fenice di Venezia, Comunale di Bologna, Verdi di Firenze, Comunale di Firenze, Grand Theatre di Ginevra, Comunale di Modena, Opèra di Montpellier, Auditorio di Madrid, l’Opera di Roma.

Intensissima è l’attività concertistica con orchestre di fama mondiale: Orchestra del Teatro alla Scala, Radio France, Accademia di Santa Cecilia, Orchestra rivoluzionaria e romantica, Accademia Bizantina, L’Europa galante, Les Arts Florissants, La Venexiana, Orchestra della Toscana, Orchestra del Maggio Fiorentino, Orchestra Verdi, Pomeriggi musicali.

E’ fondatore del Festival Liederiadi, prima e unica stagione di Lieder in Italia. Porta in scena dal 2000 ad oggi i cicli liederistici più famosi, da Die Winterreise a Die schöne Müllerin, da Die schöne Magelone a Dichterliebe, da Britten fino ad Haydn e Beethoven.

Ha all’attivo numerose incisioni discografiche tra cui Arianna di B.Marcello (Chandos’99),

il Memet di Sammartini (Dynamic’01), L’Orfeo di Monteverdi (Glossa 2006), Echi di riverenza - G.Legrenzi (Orf 2010), il Requiem di Mozart (Bottega discantica 2011).

Vince il Grammy Awards, Choc du Monde e Premio Amadeus con L’Orfeo di Monteverdi (La venexiana, Claudio Cavina) come migliore disco di opera barocca del 2008. Approfondisce assieme a grandi maestri del barocco come J. E. Gardiner, W. Christie, P. Neumann, O. Dantone, F. Biondi, F. Bernius, G.Antonini ed E. Onofri in particolare il repertorio haendeliano come Alcina, Rinaldo, Il Messia e il trittico Monteverdiano: l’Orfeo, L’incoronazione di Poppea e Il ritorno di Ulisse in patria e altri classici del ‘600/’700 come Purcell, Haydn, Pergolesi, G.B. Sammartini, B. Marcello.

Mirko Guadagnini è l’unico tenore italiano di questa generazione ad aver cantato, interpretato ed inciso tutti e tre i ruoli principali del trittico monteverdiano con grandi direttori come William Christie, Claudio Cavina e Rinaldo Alessandrini.

Abbina al repertorio barocco anche una superspecializzazione nel repertorio sacro (centinaia di concerti a partire da Guillaume de Machaut  fino all’integrale delle messe

di Mozart e Haydn) e repertorio contemporaneo operistico/cameristico:

Azio Corghi  (Il dissoluto assolto, Teatro alla Scala, Teatro di Lisbona 2006).

Federico Gardella (Nachtmusik- Milano 2006)

Ivan Fedele (Antigone, Maggio Fiorentino - Premio Abbiati 2007),

Hans Werner Henze (Phaedra, Maggio Fiorentino - Premio Abbiati 2008),

Matteo D’Amico (Patto di sangue, Maggio Fiorentino 2009),

Filippo del Corno (Aldo Moro, Milano 2008),

Claudio Ambrosini (Killer di parole, Fenice di venezia 2010)

www.mirkoguadagnini.com

 

 

SERGIO FORESTI

 

Sergio Foresti, uno dei bassi-baritoni italiani della sua generazione più richiesti sulla scena internazionale per il repertorio barocco, händeliano e vivaldiano, si è contraddistinto per incisività e presenza scenica anche nei principali ruoli mozartiani e in un repertorio  molto vasto che va da Monteverdi a Čajkovskij.

Nel 2009 è stato scelto dal gigante del cinema spagnolo Carlos Saura per interpretare Leporello in “Io, Don Giovanni”, il suo ultimo capolavoro incentrato su Mozart e la creazione della celebre opera. Tra i più recenti successi in disco il suo Caronte nell’Orfeo monteverdiano diretto da Rinaldo Alessandrini (Naïve, 2007) che ha vinto il Diapason d’oro, uno dei premi discografici più significativi nei paesi di lingua francese, ed il Preis der Deutschen Schallplattenkritik. Oltre ad un fruttuoso sodalizio con Alessandrini e il suo gruppo Concerto Italiano, Foresti ha collaborato con diversi direttori dal prestigio internazionale tra cui Fabio Biondi, René Clemencic, René Jacobs, Federico Maria Sardelli, Giovanni Antonini, Jordi Savall, Enrico Gatti ed è stato diretto da registi del calibro di Luca Ronconi e Toni Servillo.

Tra gli ultimi successi del 2009 il ruolo titolo nel Tito Manlio di Vivaldi a Ravenna con l’Accademia Bizantina diretta da Stefano Montanari, mentre gli appuntamenti più significativi della prossima stagione saranno Simon nel Judas Maccabaeus di Händel sotto la guida di Rolf Beck e Antinoo ne Il ritorno di Ulisse in Patria di Monteverdi ancora diretto da Alessandrini.

 

 

ACCADEMIA BAROCCA WILLELM HERMANS

direttore: FABIO CIOFINI

primo violino: ENRICO GATTI

L’Accademia Hermans nasce nel 2000 per volontà di Fabio Ciofini che, ha coinvolto,  travolgendoli con il suo entusiasmo e il suo amore per la musica antica,  giovani strumentisti e cantanti desiderosi di approfondire questo repertorio  e la relativa prassi esecutiva. Da allora è iniziato un percorso che ha portato  l'Accademia e i suoi componenti, formatisi nelle più importanti scuole  europee, ad ottenere sempre maggiori consensi nel panorama concertistico  italiano e a collaborare con cantanti e strumentisti di acclarata fama quali Gloria Banditelli, Marinella Pennicchi, Sergio Foresti, Mario Cecchetti, Mirko Guadagninie altri.

Nel 2006, l'incontro con il violinista  Enrico Gatti, da quel momento primo violino dell'orchestra, e il felice  connubio tra la sua espressività e raffinatezza strumentale e la carica  emotiva, il rigore stilistico e la chiarezza interpretativa del suo direttore Fabio Ciofini, ha  segnato un momento di ulteriore crescita.

L'Accademia cura attualmente la realizzazione di due festivals: il "Parco... in musica"  nei luoghi storici della Valnerina e i "Concerti al Castello" nella Sala degli  Affreschi del Palazzo Castelli a Polino, sede del gruppo, perseguendo così  l'obiettivo primario della diffusione della musica antica e della crescita  culturale del territorio che la ospita. A partire dalla stagione 2010-2011 sono affidate all’Accademia, come orchestra residente, le produzioni musicali del Festival Villa Solomei presso il Teatro Cucinelli di Solomeo, in Umbria.

L'Accademia ha registrato per Bottega Discantica (Vivaldi, Telemann e Cantate italiane; Requiem di  Mozart), Tactus (Valerj) e Bongiovanni (Van Wassenaer) ed  ha tenuto concerti in festivals e rassegne di musica barocca in Italia (Foligno, Novara, Perugia, Roma, Palermo, Parma, Pescara etc) e all'estero  (Spagna e USA).

 

FABIO CIOFINI

Nato a Terni nel 1970, ha cominciato gli studi musicali nella sua città trasferendosi poi al Conservatorio statale di Musica "F. Morlacchi" di Perugia dove si è diplomato con il massimo dei voti in Pianoforte sotto la guida di M.F. Spaventi, e in Organo e Composizione Organistica con W. Van de Pol (cum laudæ). In seguito si è perfezionato con J. Van Oortmerssen presso il Conservatorio di Musica "J.P. Sweelinck" di Amsterdam (Post-graduate in musica barocca nel 1999).

Ha studiato Fortepiano con C. Veneri e Musica Corale e Direzione di Coro con P. Caraba, P. Rossi e M. Gualtieri; presso la scuola di Musica di Fiesole ha seguito i corsi di clavicembalo tenuti da A. Fedi. All’estero ha seguito Accademie d'Organo con L. Rogg, H. Voegel, C. Stembridge, H. Van Nieuwkoop, L.F. Tagliavini.

Dal 1995 è organista titolare dell’organo storico Willelm Hermans (1678) presso la Collegiata di S. Maria Maggiore in Collescipoli.

Dirige il Coro "Canticum Novum" di Solomeo (PG), con il quale ha vinto due primi premi in concorsi nazionali ed è Direttore artistico del Festival Villa Solomei.

Nel 2000 ha fondato l’ Accademia barocca Willelm Hermanns, con la quale ha diretto opere dei più rappresentativi compositori barocchi e classici.

Tiene regolarmente concerti in Italia, Europa e Stati Uniti sia come solista, sia in duo con il violinista Enrico Gatti che come membro dell’Ensemble Aurora.

Tiene sovente masterclass in Italia, Europa (Javea, Spagna – Curso International de Musica Barroca, Oundle - International Organ Festival – Inghilterra 2001. 2003) e Stati Uniti (Chico – California U.S.A. – California State University of Chico – Washington State University, Seattle). Ha inciso circa 15 CD per Bottega Discantica (Milano) e per la Loft Recordings (Seattle).

Insegna presso l’Istituto superiore di Studi Musicali “G. Briccialdi” di Terni ed è Maestro della Schola Cantorum di S. Scolastica presso la Basilica di S. Benedetto a Norcia (PG).

 

 

 

 

Coro Canticum Novum di Solomeo

 

Soprani

Maria Grazia Antognelli, Antonella Baci Paci, Marina Benedetti, Maria Stella Bigerna, Orietta Bonaca, Laura Faloia, Alessandra Gardini, Antonella Guidobaldi, Agata Hauser, Emiliana Motecchiani Anullo, Daniela Picciafuoco, Karin Rotoni.

 

Contralti

Sabrina Alunni Esposto, Sabrina Bacaro, Federica Benda, Wanda Cochetti, Raimonda D’Ottavi, Francesca Giulivi, Sachie Hihara, Elisabetta Pallucchi, Enrica Picciafuoco, Patrizia Picciafuoco, Paola Raponi, Victoria Rastorgueva, Emanuela Romani, Lucia Tanchi.

 

Tenori

Paolo Batocchioni, Mauro Faragalli, Angelo Gianni, Biagio Mangiavillani, Roberto Mattioni, Alessandro Nieddu, Lodovico Paletta, Ottaviano Panfili.

 

Bassi

Lorenzo Bartolucci, Antonio Bonaca, Daniele Bonacci, Fabio Ceccarelli, Andrea Dozi, Ezio Gasperini, Marco Marchetti, Mario Marini, Antonello Pascale

 

Accademia Hermans

 

Violini I

Enrico Gatti (spalla), Paolo Cantamessa, Giancarlo Ceccacci, Yayoi Masuda, Carola Vizioli

 

Violini II

Rossella Croce, Annegret Hoffmann, Sara Montani, Aki Takahashi, Luca Venturi

 

Viole

Luca Sanzò, Sebastiano Airoldi, Ottavia Rausa

 

Violoncelli

Judith Maria Olofsson, Andrea Lattarulo, Eva Sola

 

Contrabbassi

Alberto lo Gatto, Massimo Pinca

 

Clarinetti

Luca Lucchetta, Rocco Carbonara

 

Fagotti

Elena Bianchi, Matteo Scavazza

 

Trombe

Andrea di Mario, Michele Petrignani

 

Tromboni

Luigino Leonardi, Massimiliano Costanzi, Fabio Costa

 

Timpani

Laura Mancini

 

Organo

Enrico Zanovello

 

 

Testi

Requiem KV 626

 

INTROITUS

1 Requiem aeternam dona eis, Domine

et lux perpetua luceat eis.

Te decet hymnus, Deus, in Sion,

et tibi reddetur votum in Jerusalem.

Exaudi orationem meam;

ad te omnis caro veniet.

Requiem aeternam dona eis, Domine,

et lux perpetua luceat eis.

 

KYRIE

2 Kyrie eleison

Christe, eleison

Kyrie eleison.

 

SEQUENTIA

Dies irae

3 Dies irae, dies illa

Solvet saeclum in favilla,

Teste David cum Sybilla!

Quantus tremor est futurus

Quando judex est venturus

Cuncta stricte discussurus!

 

Tuba mirum

4 Tuba mirum spargens sonum

Per sepulchra regionum

Coget omnes ante thronum. Mors stupebit et natura, cum resurget creatura, judicanti responsura.

Liber scriptus proferetur

In quo totum continetur,

Unde mundus judicetur.

Judex ergo cum sedebit,

Quidquid latet apparebit

Nil inultum remanebit.

Quid sum miser tunc dicturus?

Quem patronum rogaturus

Cum vix justus sit securus?

 

Rex tremendae

5 Rex tremendae maiestatis,

Qui salvandos salvas gratis,

Salva me, fons pietatis.

 

Recordare

6 Recordare Jesu pie,

Quod sum causa tuae viae,

Ne me perdas illa die.

Quaerens me sedisti lassus,

Redemisti crucem passus

Tantus labor non sit cassus.

Juste judex ultionis,

Donum fac remissionis

Ante diem rationis.

Ingemisco tamquam reus,

Culpa rubet vultus meus:

Supplicanti parce, Deus.

Qui Mariam absolvisti,

Et latronem exaudisti,

Mihi quoque spem dedisti.

Preces meae non sunt dignae,

Sed tu, bonus, fac benigne

Ne perenni cremer igne.

Inter oves locum praesta

Et ab haedis me sequestra

Statuens in parte dextra.

 

Confutatis

7 Confutatis maledictis,

Flammis acribus addictis,

Voca me cum benedictis.

Oro supplex et acclinis,

Cor contritum quasi cinis

Gere curam mei finis.

 

Lacrimosa

8 Lacrimosa dies illa,

Qua resurget ex favilla

Judicandus homo reus.

Huic ergo parce, Deus.

Pie Jesu Domine,

Dona eis requiem. Amen.

 

OFFERTORIUM

Domine, Jesu Christe

9 Domine, Jesu Christe, Rex gloriae,

Libera animas omnium fidelium defunctorum

De poenis inferni et de profundo lacu.

Libera eas de ore leonis,

Ne absorbeat eas tartarus, ne cadant in obscurum;

Sed signifer sanctus Michael

Repraesentet eas in lucem sanctam,

Quam olim Abrahae promisisti et semini ejus.

 

Hostias

10 Hostias et preces tibi, Domine, laudis offerimus;

Tu suscipe pro animabus illis, quarum hodie memoriam facimus.

Fac eas, Domine, de morte transire ad vitam.

Quam olim Abrahae promisisti et semini eius.

 

Sanctus

11 Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus

Deus Sabaoth.

Pleni sunt coeli et terra gloria tua.

Hosanna in excelsis.

 

Benedictus

12 Benedictus qui venit in nomine Domini.

Hosanna in excelsis.

 

Agnus Dei

13 Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,

dona eis requiem.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,

dona eis requiem sempiternam.

 

COMMUNIO

Lux aeterna

14 Lux aeterna luceat eis, Domine,

Cum Sanctis tuis in aeternum, quia pius es.

 

Requiem aeternam

15 Requiem aeternam dona eis, Domine,

Et lux aeterna luceat eis, Domine.

Cum Sanctis tuis in aeternum,

Quia pius es.

 

 

Ave Verum Corpus KV 618

16 Ave verum corpus, natum

de Maria Virgine

vere passum, immolatum

in cruce pro homine,

cuius latus perforatum

fluxit aqua et sanguine;

esto nobis praegustatum

in mortis examine.

O Iesu dulcis, O Iesu pie, O Iesu, fili Mariae.

Miserere mei. Amen.

 

Registrato presso la Chiesa di San Bartolomeo di Solomeo (PG) nei giorni 6, 7, 8 Luglio 2010

 

Presa di Suono e Registrazione:

David Monacchi (COCLEARIA-Studio Mobile di Registrazione e Ricerca Sonora)

Assistente di registrazione: Thomas Spada

Direzione Artistica: Massimo Gualtieri

Montaggio Digitale: Fabio Ciofini

Missaggio e Mastering: David Monacchi

 

Ringraziamenti:

Si ringrazia il Dott. Brunello Cucinelli, che con la Sua sensibilità ha reso possibile la realizzazione di questo progetto.

Si ringrazia Don Sandro, Parroco della Chiesa di San Bartolomeo, per aver concesso l’uso della Chiesa durante le prove e le sessioni di registrazione.

 

 

DISCANTICA 236

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mailto:info@discantica.it

 



[1]              Christoph Wolf, Mozarts Requiem, Geschichte, Musik, Dokumente, Kassel, Bärenreiter-Verlag, 1991 (trad. ita. Roma, Astrolabio, 2006). Sull'argomento cfr. anche Friedrich Blume, Requiem but no peace, New York, Schirmer Musical Quarterly (XLVII-2), 1961; e Florence Badol-Bertrand, Au coeur de l'oeuvre ultime de Mozart, Arles, Harmonia Mundi France, 2006.

[2]              Un quadro siffatto filtra, attraverso la fuorviante testimonianza di Constanze, nella cronaca e nelle prime biografie mozartiane. Cfr. Franz Niemetschek, Leben des k.k. Kappelmeisters Wolfgang Gottlieb Mozart, nach Originalquellen beschrieben, Praga, 1798 (trad. ita. Torino, EDT, 1990); Gazzetta musicale di Berlino, 12/XII/1791; ma anche Stendhal, Vite di Haydn, Mozart e Metastasio, 1814.

[3]              Sulla lettera, oggi unanimemente ritenuta falsa, anche se non espunta dall'epistolario mozartiano, Alfred Einstein avanza l'ipotesi che possa essere stata frutto di un “ingegno romantico degno di un E.Th.A. Hoffmann”... o di Johann Friedrich Rochlitz, direttore dell'Allgemeine Musikalische Zeitung ed editore del Requiem: forse l'unica persona ad avere più interessi nella “truffa” della stessa Constanze.

[4]              Dopo la morte del conte, varie furono le testimonianze che portarono alla luce la sua singolare “pratica”: tra queste, quella dell'oboista di corte Zawrzel, fino alla definitiva denuncia di Anton Herzog (Vera e particolareggiata storia del Requiem di Mozart, 1839, pubblicata da O.E.Deutsch nel 1964).

[5]              Sulla disorganicità della partitura mozartiana, oscillante tra gesti convenzionali e intemperanze, si ricordino almeno l'opinione – negativa – di Beethoven e la lettura di Adorno.

[6]              Piero Buscaroli, La morte di Mozart, Milano, Rizzoli, 1996. Curioso che l'unica altra voce a levarsi in favore di questa teoria appartenga al Mozart letterario creato da Puškin: “Ma da quel giorno / l'uomo nero non si è fatto più vivo. / E ne ho piacere. Mi dispiacerebbe / consegnargli il mio Requiem, / quasi finito ormai” (Aleksandr Puškin, Mozart e Salieri, scena seconda, 1832).

[7]              Sulla mitologia delle ultime ore mozartiane, tra allucinazioni ed estrema Hausmusik, si leggano le testimonianze d'epoca raccolte in Paumgartner (Mozart, 1945), tra cui quella della cognata di Mozart, Sophie Weber Haibl.

[8]              Il fatto che Constanze si accrediti in questi termini a Niemetschek ci fornisce il motivo fondamentale per pensare il contrario!

[9]              Oltre al presunto avvelenamento e alla leggenda intorno alla colpevolezza di Salieri (alla quale, come si legge già in Mozart Pilgrimage: Travel Diaries of Vincent and Mary Novello in the Year 1829, non credeva neanche il figlio di Mozart, Franz Xaver), si lega alla morte di Mozart il tragico episodio di Franz Hofdemel, che, appena appresane la notizia, tenta di uccidere la moglie (ritenuta amante del salisburghese - ancora da Beethoven - e dichiaratasi incinta dello stesso) per poi togliersi la vita.

[10]             E che Johannes Brahms non esitò a bollare come “povero e incompetente” nella sua prefazione all'Alte Mozart Ausgabe, 1877.

[11]             Sanctus, Benedictus, Agnus Dei sarebbero, quindi, opera di Süßmayr, forse basati su appunti mozartiani, mentre, come noto, il materiale del Communio (Lux aeterna e Cum sanctis tuis) viene ricavato da Introitus e Kyrie. Un cenno a parte merita il Confutatis, coinvolto in una divertente querelle per la coincidenza della cellula tematica iniziale con quella dell'Andante della Sinfonia “Venezia 1776” di Pasquale Anfossi, il “molto cognito napoletano” più volte citato nell'epistolario mozartiano. La riscoperta di questa sinfonia, rinvenuta solo nel 1997 da Alberto Vitolo ed Enzo Amato presso la Biblioteca di San Pietro a Majella a Napoli, fruttò a Mozart una postuma accusa di “plagio”, provocando addirittura la difesa d'ufficio della Segreteria generale del Mozarteum (sull'argomento cfr. Sandro Cappelletto, Mozart, copione geniale in “La Stampa” 4/X/1997, ripreso in “The Times” del 5/X/1997 e il mio Mozart allo specchio, Napoli, International Association of Music Libraries, 2008).

[12]             Va qui detto che esistono anche altre versioni-revisioni del Requiem. Si citano almeno quelle di Franz Beyer (1971), Richard Maunder (1984), Robbins Landon (1990), Duncan Druce (1991), Robert D. Levin (1993).

[13]             Il celebre Nekrolog, pubblicato nel 1793, rappresenta la primissima biografia mozartiana. Qui si avanza per la prima volta l'ipotesi della non autenticità della partitura del Requiem. Constanze si affrettò a comprarne quante più copie possibile nel tentativo di far sparire lo scritto di Schlichtegroll dalla circolazione.

[14]             Franz Xaver Süßmayr, lettera a Breitkopf & Härtel, 8/II/1800.

[15]             L'anno della svolta nella controversia è il 1825, almeno per i contributi di André, Stadler e Weber (articolo Sull'autenticità del Requiem di Mozart, pubblicato dalla rivista Caecilia).

[16]             La leggenda nasce da una diceria piuttosto diffusa a Vienna e che poggiava su un'autoaccusa che Salieri stesso, ormai non più lucido e internato alla Wiener Allgemeines Krankenhaus, avrebbe pronunciato e più volte smentito. Cfr. Volkmar Brauenbehrens, Salieri. Un musicista all'ombra di Mozart, Firenze, La Nuova Italia, 1997.

[17]             1978.

[18]             1984. L'interpretazione di Salieri valse l'Oscar a F. Murray Abraham.