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BDI 183 |
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Giacomo Puccini - Alessandro Lucchetti |
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Puccini senza parole - Fantasie e parafrasi per 13 strumenti su
temi tratti da Turandot, Tosca e Boheme di Alessandro Lucchetti |
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Antonio Ballista, direttore - Novecento e oltre |
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62' 13'' |
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DDD |
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(1 CD) |
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track |
compositore e titolo |
durata |
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Giacomo Puccini - Turandot |
18' 3'' |
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Giacomo Puccini - Tosca |
18' 23'' |
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Giacomo Puccini - Boheme |
25' 27'' |
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Presentazione
Puccini... senza parole! : sei “Fantasie”, ciascuna delle quali corrisponde a un lavoro
teatrale pucciniano (i tre in programma in questo cd raccontano temi di Turandot, Tosca e La bohème) ed è
costruita come qualcosa che assomiglia un po’ a una ottocentesca paraphrase da pianista virtuoso su temi
operistici e un po’ ad un moderno medley
di motivi di canzoni, ancheggiando doverosamente tra i due generi quanto a
movenze formali.
Il
progetto complessivo comprende altre tre fantasie: Uno e trino, i mille volti dell’a-mor-te (su temi del Trittico: Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi), Un eroe americano (su temi di Madama
Butterfly) e Lontano (su temi da La fanciulla del West e Manon Lescaut)
Il
contrassegno musicale complessivo del lavoro è la fedeltà alla musica
pucciniana: nessuna manipolazione melodica (se si esclude, beninteso,
l’implementazione della linea di canto nell’organico puramente strumentale),
nessuna deformazione armonica (fatti salvi i piccoli adattamenti resi necessari
dalla sutura tra le varie zone tematiche scelte), nessuna superfetazione.
Nessuna “musica al quadrato”. Nessun “à
la manière de …”. Solo Puccini.
Canto e
orchestra pucciniani, sempre ri-conoscibili, sono avvolti, guizzano e
sgomitano, languiscono, fluiscono, erompono e svaniscono nell’organico
strumentale scelto da Lucchetti, corposo, ma cameristico, anche se non
dissimula ambizioni sinfoniche: fiati (flauto, oboe, clarinetto, fagotto, corno
e tromba), archi (le classiche cinque parti: due violini, viola, violoncello e
contrabbasso), un percussionista (impegnatissimo tra due timpani, gran cassa,
tam tam, piatto sospeso, glockenspiel e triangolo) e un pianoforte. Tredici
esecutori.
L’orchestrazione
di Lucchetti non si limita ad alludere al sinfonico, ma lo ricrea, pur coi
mezzi di una scrittura polistrumentale di tipo solistico, generando un sound che offre spunti sorprendenti.
Particolarmente
significativo ed efficace, da questo punto di vista, è il complesso ruolo
affidato al pianoforte, l’unico outsider in
una tavolozza orchestrale che voglia essere fedele alle partiture pucciniane
(se si escludono i casi de La rondine e
di Suor Angelica). Lo strumento a
tastiera, infatti, riveste di volta in volta un triplice ruolo: integrato nella
partitura, in funzione di collaborazione con gli altri strumenti, e con essi di
condivisione delle trame musicali (melodiche e sinfoniche) pucciniane;
marcatamente virtuosistico, e quindi svincolato dalla fedeltà ligia alla
scrittura pucciniana, quando – come spessissimo accade – mima la situazione
tipiche delle grandi paraphrases lisztiane
su temi d’opera, con rigoglioso ricorso a stilemi di florida ornamentazione,
saturando con arpeggi accordi e quant’altro ogni interstizio sonoro situato nei
dintorni dei temi amati; e spiccatamente amplificativo, quando – anche
ricorrendo agli stilemi parafrastici cui si è appena fatto cenno – assume la
interessantissima funzione di avvolgere in un manto di riverberazioni le trame
solistiche degli altri strumenti fino a far loro assumere sembianze sonore
quasi sinfoniche.
La trasposizione,
dunque, con le precisazioni di cui si è appena detto, è musicalmente fedele
alle partiture pucciniane.
Ma
ascoltando Puccini... senza parole! si percepisce che questa fedeltà
non è mossa da un doveroso rispetto, né è motivata da docile devozione
(devozione sì, ve n’è, e amore debordante, per la musica di Puccini: ma altri
sono i modi in cui viene agìta …): essa è invece agitata e increspata da
pulsioni inconfessabili ed eterodosse: sicché Lucchetti, appunto sotto la
traccia di questa fedeltà musicale alle partiture pucciniane, può sguinzagliare
una cripto-drammaturgia allusa, deformata, manipolata, ri-creata, se non
addirittura – di fatto – inventata di sana pianta.
Fino a una
sgomentevole Turandot “a ritroso”.
Già. Perché
la prima fantasia in programma, Turandot
irreversibile, postula l’ipotesi fantastica che non sia la partitura di Turandot ad essere rimasta incompiuta
per la morte dell’autore (come ci hanno sempre spiegato e tutti abbiamo sempre
diligentemente pensato), ma che sia stata la vita di Puccini a troncarsi per
l’impossibilità di portare a termine (o di immaginare una conclusione per) le
vicende che ruotano intorno alla ineffabile principessa di ghiaccio, motore
immoto e immobile della trama: da questo presupposto, Turandot irreversible disegna una drammaturgia a ritroso,
riproponendo temi e motivi pucciniani nell’ordine inverso rispetto a quello del
racconto. Ma fin est mon commencement, et
mon commencement ma fin, per dirla con Machaut (e, sì, con Eraclito, Eliot
…).
Incenso e fango: così la
fantasia su Tosca, opera in cui
Lucchetti vede un inesorabile e inestricabile intreccio fra pietas e orrore e spietatezza, fra
sensualità e crudeltà, fra Te Deum e
urla scomposte, fra torture e omicidi, fra amore e delirante gelosia, fra
dedizione, devozione e abiezione. In Incenso
e fango tutto converge sulla scena centrale dell’opera, la scena della
tortura di Cavaradossi, e si impernia sullo stridentissimo contrasto fra gli
orrori della tortura e la musica che Tosca canta col coro nella sala della
regina.
Fuori dal
teatro, nel puro regno dei suoni, sì: può accadere che incenso e fango mostrino
due facce della stessa medaglia, e che, pensando al barone Scarpia, a Mario
Cavaradossi, e soprattutto a Floria Tosca, non siamo più sicuri delle
valutazioni cui eravamo abituati; o che la musica di Turandot scorra a ritroso,
come un canone che snocciola per le nostre orecchie l’inverso di ciò che
vediamo in teatro e risiede nella nostra memoria e nel nostro immaginario: e
proprio come in un canone le due linee (quella nota alla nostra memoria, e
quella nuova, persino capovolta) si inseguano, e ci dicano cose nuove, ci
rivelino “altro”.
In fondo,
è ciò che basterebbe fare, per uscire dalle impasses
nelle quali spesso ci compiaciamo di rimanere invischiati: uscire dagli
schemi, allargare lo sguardo, togliere ingrandimenti allo zoom che ossessivamente amiamo usare su tutto, guardare “altrove”
oltre che “dentro” le cose, darci la possibilità che le cose stesse stiano
altrimenti da come sembrano, o da come siamo abituati a vederle.
Così la
musica di Puccini... senza parole! ci conduce tra un Puccini fatto
a pezzi e un Puccini ricucito in varie guise, tra la nostalgia della fabula (dove tutte le cose accadono
quando devono, e non dall’ultima alla prima!) e la sottomissione all’intreccio
avviluppato tra flashback e flashforward (dove le cose accadono
quando decide Lucchetti).
E questa
pura follia, ha un costrutto? un senso? un Graal? ha un fine, infine?
Che ci sia
del divertissement non v’ha dubbio.
E che sia
fine, nemmeno. Ma non per … palati fini. Non è un divertissement cinico, né amaro, né intellettualistico. No. La
molla di tutto, in fondo, è semplice: insieme, il soffio vitale, il karma e il
nirvana di Puccini... senza parole! risiedono là dove uno
semplicemente se li attende, pensando a Puccini, vale a dire nel desiderio di
ri-sentire, ri-conoscere, ri-vivere le melodie pucciniane, nell’amore devoto e
immediato verso queste melodie, perfino al di là della componente
drammaturgica.
E questo è
chiaro in Remimiscenze di Bohème:
nessuna cripto-drammaturgia, nessuna ri-lettura, nulla, se non l’abbandono al
puro piacere di scorrere, uno dopo l’altro, nell’ordine in cui appaiono in
scena, alcuni momenti melodici dell’opera pucciniana. C’è il piacere: il
piacere di crogiolarsi beati …
Ma c’è,
forse, dell’altro.
È Denis
Gaita (un altro che le opere le fa a pezzi, da puro folle), a renderci ragione
– una possibile ragione – del simbolico che aleggia nel lavoro di Lucchetti.
Gaita ci direbbe (e ce lo dice, nel suo emozionante libro Il pensiero del cuore) che «l’unica
domanda possibile non è “dimmi che cosa vuol dire questo”, ma “che cosa mi sta
a cuore”», il che ci offre «il
problema di avere il coraggio di
girovagare intorno ai propri luoghi di verità, qualunque siano, simboli
enigmatici o spezzoni della propria storia, canzonette insensate o cantilene
senza significato, ma accese di qualcosa di decisivo di sé».
Si tratta
di «un telaio di sagome di gesti un
giorno segnati dalla gioia o dalla paura, profili quasi neurologici di affetti
che si riaccendono nella melodia di una frase…».
I luoghi
melodici pucciniani scanditi e offerti da Puccini...
senza parole! trovano
luoghi in noi, sono pensieri del nostro cuore.
Francesco
Iuliano
Antonio Ballista, pianista, clavicembalista e direttore d’orchestra, fin dall’inizio della carriera non ha posto restrizioni alla sua curiosità e si è dedicato all’approfondimento delle espressioni musicali più diverse.
Da sempre convinto che il valore estetico sia indipendente dalla destinazione pratica e che le distinzioni di genere non debbano di per sé considerarsi discriminanti, ha effettuato personalissime escursioni nel campo del ragtime, della canzone italiana e americana, del rock e della musica da film, agendo spesso in una dimensione parallela tra la musica cosiddetta di consumo e quella di estrazione colta.
Particolarissimi per invenzione originalità e rigore i suoi programmi, che sconfinano talvolta nel teatro ed ampliano spesso gli ambiti rituali del concerto.
Dal 1953 suona in duo pianistico con Bruno Canino, una formazione d’ininterrotta attività la cui presenza è stata fondamentale per la diffusione della nuova musica e per la funzione catalizzatrice sui compositori.
Ha suonato sotto la direzione di Abbado, Bertini, Boulez, Brüggen, Chailly, Maderna e Muti e con
l’Orchestra della BBC, il Concertgebouw, La Filarmonica d’Israele, la Scala di
Milano, la London Symphony, l’Orchestre de Paris, le Orchestre di Philadelfia e
Cleveland e la New York Philarmonic.
E’ stato spesso
invitato in prestigiosi festival tra cui Parigi, Edimburgo, Varsavia, Berlino,
Strasburgo, Venezia, Maggio Musicale Fiorentino…
Hanno scritto per
lui Berio, Boccadoro, Bussotti, Castaldi, Castiglioni, Clementi, Corghi, De
Pablo, Donatoni, Lucchetti, Morricone, Mosca, Picco, Sciarrino, Sollima, Togni
e Ugoletti.
Ha effettuato
tournées con Berio, Dallapiccola e Stockhausen ed ha collaborato con Boulez,
Cage e Ligeti in concerti monografici.
Ha diretto le Sinfonie per 21
pianoforti di Daniele Lombardi e nel 2003 a New York ( Winter Garden, Ground
Zero) la prima assoluta della sua “Threnodia
”dedicata alle vittime dell’ 11 settembre.
Come direttore
d’opera ha debuttato al teatro dell’Opera di Roma con “Gilgamesch” di Franco
Battiato.
E’ fondatore e
direttore dell’ensemble Novecento e
Oltre, formazione stabile che ha
esordito nel 1995 in occasione dell’esecuzione integrale dell’opera di Webern
tenuta a Palermo per l’EAOSS e gli Amici della Musica, e il cui repertorio va
dal Novecento storico fino alle più recenti tendenze.
Con Alessandro
Lucchetti e Federico Mondelci ha costituito nel 2003 il trio Fata Morgana, che esegue musica
“cross-over”.
La sua passione
per la letteratura liederistica lo ha portato a collaborare con i cantanti
Roberto Abbondanza, Anna Caterina Antonacci, Monica Bacelli, Marco Beasley,
Cathy Berberian, Phillys Bryn-Julson, Alda Caiello, Luisa Castellani, Laura
Cherici, Gloria Davy, Mirko Guadagnini, Kim Kriswell, Sarah Leonard , Anna
Moffo, Alide Maria Salvetta, Susanna Rigacci, Luciana Serra, Lucia Valentini
Terrani, Lorna Windsor. Da anni collabora stabilmente con Gemma Bertagnolli.
Legato in un
sodalizio trentennale con Paolo Poli, Antonio Ballista ha lavorato inoltre con
gli attori Gianni Agus, Arnoldo Foà, Ottavia Piccolo, Toni Servillo, Franca
Valeri, Milena Vukotic e Peter Ustinov e le danzatrici Marga Nativo ed
Elisabetta Terabust.
Incide
per La Bottega Discantica, Emi, Rca, Ricordi, Wergo.
Ha
insegnato nei Conservatori di Parma e Milano e all’Accademia Pianistica “Incontri
col Maestro” di Imola.
Attualmente è
docente presso l’Accademia Internazionale “Tema” di Milano.
ALESSANDRO LUCCHETTI compositore e pianista bresciano, ha iniziato gli studi musicali nella sua città, ultimandoli presso il Conservatorio G. Verdi di Milano.
Tra i fondatori della corrente denominata Neoromantica, è impegnato da anni nella ricerca sulla fusione dei generi e delle culture musicali (jazz, rock, musica orientale, afro-americana etc.).
Sue composizioni sono eseguite in varie importanti manifestazioni, festivals e sedi concertistiche italiane e straniere come la Biennale di Venezia, il festival della WDR a Berlino e Colonia, il festival di Bath, il festival del Reno a Düsseldorf, l'Opera di Darmstadt, la Settimana di musica italiana di New York, la Settimana di musica contemporanea di Varsavia ed altre.
Ha ricevuto commissioni dalla Radio Svizzera, dalla RAI di Roma, dall'Orchestra di Winterthur,dalla Biennale di Venezia etc.
Nel 1999 la sua opera Gradus è stata rappresentata in anteprima al Teatro Sociale di Rovigo.
Sue composizioni sono edite da Ricordi e Sonzogno e incise su dischi CGD.
Molto eseguite le sue rivisitazioni di altri generi musicali in chiave classica: dal rock (il concerto dal titolo Rocklied appare ormai nei repertori di vari soprano italiani e stranieri), alla musica da film (Movie Charms è il titolo del programma esistente in varie versioni cameristiche e sinfoniche che racchiude il meglio delle colonne sonore italiane e americane), alla canzone italiana. Nel 2002, il programma Made in Italy (la canzone italiana anni 1910-1950), ha riscosso un clamoroso successo al Teatro alla Scala, nell’esecuzione dello stesso Lucchetti con l’ensemble ‘900 e Oltre diretto da Antonio Ballista, i quali lo porteranno in tournè in Sud America nel 2005.
Nel 2003 ha fondato il gruppo Crossing Over, una formazione trascendente i generi che si è esibita, tra l’altro, per la stagione del Centro Teatrale Bresciano, nello spettacolo Terra di Confine (ideato da E. De Checchi e A. Lucchetti), nell’aprile 2004 al Teatro Sociale.
Dal 1987 al 2001 ha svolto un'intensa attività concertistica e discografica in duo pianistico con Pinuccia Giarmanà in Italia (Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, RAI e Unione Musicale di Torino, Istituzione Universitaria Concerti di Roma, Musica nel nostro tempo di Milano, Filarmonica Laudamo di Messina, etc.); in Svizzera (Concerti della Radio e Palazzo dei Congressi di Lugano, Schloss Konzerte Thun, St. Moritz Piano Festival etc.); in Germania e in Belgio.
L’Ensemble Novecento e Oltre nasce da una idea di
Antonio Ballista e può essere
considerato unico per vastità, varietà e originalità dei suoi programmi.
L’intento è
quello di dare più spazio
nelle sale da concerto alla musica del XX secolo e di
proporre accanto al
repertorio del ‘900 storico, ineguagliabile per ricchezza di
linguaggi ed
espressioni, alcune tra le più stimolanti esperienze compositive di questi
ultimi anni, così come un repertorio inedito di suo esclusivo appannaggio.
Quest’ultimo nasce
dalle trasposizioni di Alessandro Lucchetti le quali, assolutamente rispettose
degli originali, creano una sorta di
vita parallela fra musica di consumo e musica classica, ad esempio Made
in Italy, You are the Top (omaggio a Cole Porter), Rocklied, Movie Charms. Al
volgere del secolo, esaurita la funzione delle avanguardie, questo allargamento
culturale può essere considerato una vera rivoluzione in campo musicale come
anche le rivisitazioni delle opere di Puccini, Verdi e Rossini.
Fondato nel 1995 da
Antonio Ballista, si avvale della partecipazione di alcune prime parti del
Teatro Regio di Torino e di altri prestigiosi solisti. l’Ensemble si è esibito
per le più importanti istituzioni musicali italiane quali il Teatro alla Scala,
l’Unione Musicale di Torino,
l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, il Festival di Brescia e
Bergamo, Settembre Musica di Torino e Il
Festival Verdi di Parma, la Società dei Concerti di Trieste, l’Associazione Scarlatti
di Napoli, l’Accademia Chigiana di Siena, l’Istituzione Universitaria dei
Concerti di Roma, Ente Concerti di Pesaro, Amici della Musica di Perugia, la
Società dei Concerti Barattelli dell’Aquila.
Ha suonato nella
stagione della Radio Svizzera di Lugano e alla Kiburgiade di Winterthur. Alla
Biennale di Venezia ha eseguito l’integrale dell’opera da camera di Stravinsky
e agli Amici della Musica di Palermo l’opera completa di Webern.
Il programma Made in Italy (la canzone italiana anni
1910-1950) è stato portato in una lunga tourné nel 2005 in Argentina, Brasile e
Uruguay.
Esecutori
Novecento
e oltre
Marco
Polidori violino
Stefano
Vagnarelli violino
Krystyna
Porebska viola
Lukic
Relja violoncello
Atos
Canestrelli contrabbasso
Paola
Fre flauto
Luca
Avanzi oboe
Luigi
Picatto clarinetto
Evandro
Dall'Oca fagotto
Ugo
Favaro corno
Ivano
Buat tromba
Riccardo
Balbinutti percussioni
Alessandro
Lucchetti pianoforte
Antonio
Ballista direttore
Registrazione:
31 marzo - 2/3 aprile 2008 Maison Musique, Rivoli (To)
Tecnici
del suono: Renato Campajola - SMC Studio mobile, Ivrea (To)
Editing e
Mastering: Renato Campajola - Mario Bertodo
DISCANTICA
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